Esperienza reale Finalmente il circolo tennis ha riaperto

GioGio68

"Voglio sverginarmi!"
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Il tennis





Sono passati mesi da quando ho smesso di giocare a tennis, un infortunio prima e la fantomatica pandemia dopo e addio ai campi, alla palestra, alla corsa e a qualche scappatella in corso ahimè.

Immediatamente prima che i nostri governatori/aspiranti dittatorucoli ci chiudessero in casa avevo tre situazioni in essere, Bella, moglie scontenta, Cocca, moglie tradita e Paoletta, moglie trascurata, l’ultima esperienza fu con Bella con la quale ci fu un fugace incontro nel dopocena di un ritrovo tra amici, all’invito ad andare al club ci fu il mio diniego per evitare situazioni che dessero adito a voci, il paese è piccolo e il clan di femminucce di quella serata includeva Cocca che per ripagare con stessa moneta il marito, gran lavoratore ma anche un bel malandrino, me l’aveva finalmente data e per evitare di generare sospetti preferii andare a casa.

Qualcuno avrà forse letto la storiella con Bella, avevo una nuova fan del mio pisello e nuovo membro del club, l’epidemia influenzale ci ha tenuti tutti in casa e abbiamo interrotto quasi del tutto i contatti, Bella non l’ho più vista, abitiamo nella stessa cittadina ma in comuni diversi e quindi niente contatti, ho fatto qualche approccio innocente ma non ci siamo risentiti fino ad un paio di settimane fa; con Paoletta ci trovavamo portando i cani a passeggio, il marito a quanto pare non le presta attenzione nonostante nella metà dei trenta e ancora molto desiderabile e, se apparentemente “freddina”, all’atto pratico calda ma strana; con Cocca ci siamo visti e sentiti spesso e sempre in presenza di Berto, il marito malandrino, a volte nei loro uffici, altre volte durante cene con amici a casa della coppia di turno ma tenendo sempre le distanze e senza mai soffermare sguardi, anche lei apparentemente casta seppure sul suo metro e cinquanta è difficile nascondere una quarta di seno nonostante felpe, maglioni o cardigan.

A Maggio hanno finalmente riaperto i cancelli, sembrava quando il fattore apre il cancello del pollaio (senza nulla togliere a polli e galline che trovo spesso più amabili degli omologhi umani) e tutti i volatili scappano in ordine sparso, la prima sera in cui fu concesso fare attività sportiva all’aperto sembrava la maratona di New York, in un paese di 7.000-8.000 abitanti ci siamo scoperti in 9.000-10.000 podisti tanto è che il nostro ineffabile governatore, il giorno seguente con suo tipico fare da consumato cabarettista, ha richiuso i cancelli e di nuovo a scaldare il divano ma poi è ridiventato possibile giocare a tennis, il tempo a forzato riposo ha aiutato il mio infortunio che non è scomparso ma che mi ha consentito fare qualche prova sui campi di cemento, il problema ora è capire le intenzioni della pallina che sembra aver preso le distanze dalla racchetta ma nel giro di 2-3 settimane sono ricominciati i corsi e il paziente istruttore, con un cestino di palle che non ricordano cosa significhi rimbalzare, ha rimesso quelli di noi già pronti per lo step “playstation” in grado di tirare la palla dall’altro lato del campo con percentuali di quelle che per fare un ambo al lotto ti servono tre vite con media da abitante della Sardegna.

Un giorno in ufficio da Berto parte la sfida bilancia, hanno messo le batterie nuove e la curiosità era vedere come avessimo reagito al lockdown in termini di peso, con mia meraviglia ne ho addirittura persi ma sicuramente non grazie ad attività fisica, stress, preoccupazioni e una dieta meno ricca di proteine, sopratutto di quelle animali, fatto sta che “bah, se funziona ho perso parecchio ma non mi vedo affatto bene, anzi, smettendo di colpo palestra, tennis e corsa mi sono svuotato…” e lei “ma no, ti trovo bene” con un occhiolino e ancora “ma hai ricominciato a fare qualcosa?” “ho corso un paio di volte ma poca roba, ho ancora dolore che mi impedisce e non vorrei bloccarmi di nuovo…” “anche io sono uscita a fare qualche giro intorno casa, da li al belvedere e ritorno…” ed arriva Berto, io lo prendo in giro che fa il geloso ma non vorrei che davvero sospettasse qualcosa “allora, vi siete pesati?” “noi si, facci vedere tu” salta su e conferma esser rimasto dove era anche prima, del resto non e’ uno sportivo quindi niente da perdere.

Dicevo a Cocca che con la corsa devo andare cauto “non ti chiedo di andare insieme, io vado piano e poi non ce la farei a venire dalle tue parti…” “potendo mi piacerebbe venire io dalle vostre ma tuo marito si ingelosirebbe” “chi, lui? ma no, magari verrebbe anche lui…” “lo famo strano?” “zitto, non farti sentire, lo sai che ha sempre le orecchie vigili!”

“Beh, ho ricominciato ad andare al tennis, i corsi sono ripresi e ho fatto già alcune sedute, non dico di riuscire già a lanciare la palla dall’altra parte con facilita ma, salvo altre pandemie, nel giro di un paio di settimane di questo passo potrei farcela” “anche a me piaceva molto giocare, sono tanti anni che non vado…” “perché non vieni, siamo un bel gruppetto e ce ne siamo almeno 3-4 di scarsoni se vuoi riprendere” “ma no, dopo tanti anni… pero’ mi piacerebbe” “guarda si va due giorni la settimana, fai una seduta di prova e vedi come va” “mi stai stuzzicando” con un occhiolino.

Passato il fine settimana Cocca mi chiama per chiedere quando si giocasse e “se vengo mi vieni incontro, mi vergogno a presentarmi li…” “certo, dove vuoi che venga, al parcheggio un’oretta prima?” “cretino, vengo col bus, a che ora si comincia?” “alle 19 e, di solito, si finisce intorno alle 20.30-21.00” “ok allora ti chiamo quando prendo il bus e mi aspetti nel vicolo vicino al club”

Arriva un messaggio che annuncia il bus delle 18.30, io mi ero già avviato al circolo e tra una chiacchiera e l’altra arriva la telefonata “ma dove sei, io sono qui fuori!” “scusa, ora vengo” Avevo appena parlato di lei all’istruttore, arriva già in mise da tennis, fuseaux grigi e una felpa scura che non riesce a comprimere abbastanza le tettone da non farle notare, eravamo quattro gatti quella sera, insieme al tennis era ripreso anche il campionato di calcio, certo, in Italia le scuole chiuse ma il calcio deve riprendere… io non sono amante di quello sport ed ero ignaro della partita tanto che l’istruttore mi fece notare avremmo finito un po’ prima perché anche lui voleva andarla a vedere nei paraggi in un pub dove ci sono più schermi TV che camerieri.

Dopo un po’ di riscaldamento passiamo al cestino, una serie di palle sul dritto e noi pochi sfigati disinteressati al campionato di calcio che organizzavamo la fila “vai prima tu” “no, preferisco che vada tu cosi mi godo lo spettacolo…” e cosi dritto, rovescio, palleggio, doppio misto e il tempo passa quando l’istruttore annuncia gli ultimi 5 minuti, i maschietti schizzati come avessero visto la peste, tutti a fiondarsi davanti alla TV, Cocca ed io usciamo per ultimi dai campi, io infilo un pullover visto che la sera comunque tira un’arietta fresca e lei dallo spogliatoio, che ricordiamo essere off limits, recupera la giacca a vento leggera, inforchiamo le mascherine al collo e siamo gli ultimi a lasciare il circolo, l’istruttore dietro di noi spegne luci e chiude il cancello ma sembra quello dei Fantastici 4 tanto è rapido.

Dal circolo per arrivare allo stazionamento bus ci sono un paio di vicoli che portano ad una strada principale pedonale ricca di botteghe, un paio di alberghi, un paio di ristoranti poi una piazza e a pochi passi i bus, casa mia a poca distanza ma direzione opposta, mi offro accompagnarla fino alla piazza ma “meglio che non ci facciamo vedere insieme, arriva fino alla strada poi te ne torni cosi fai anche prima” e ci incamminiamo in uno dei vicoli che da sul retro di un grosso albergo ancora chiuso e che forse, per quest’anno, non riaprirà affatto, mi faccio coraggio e “è passato un bel po’, che dici, ci rivediamo?” “come mai questa richiesta, Bella non te la da?” Bella è una delle mogli scontente che si incontrano per i tornei di burraco e che, evidentemente, condividono le esperienze da mogli insoddisfatte e che, altrettanto evidentemente, non ha potuto esimersi dal condividere la sosta al parcheggio di pochi mesi prima “che c’entra Bella?” “no, niente, pensavo…” “non sarai gelosa?” “chi, io?” “dai, fermati un attimo, mancano dieci minuti al bus, non puoi prendere il prossimo?” mentre le poggio una mano sul fianco col il mio pisello che, costretto dai pantaloncini, cerca di farsi notare.

“Stasera hai sicuramente movimentato la serata, ‘sta tuta non ha lasciato niente all’immaginazione…” “ma come, invece di pensare al tennis…” “ma lo sai che ho un debole per le tue rotondità” “dai che qui qualcuno ci potrebbe vedere” “ma chi vuoi che ci veda, l’albergo è chiuso, i quattro gatti che abitano li di fronte staranno davanti alla TV a guardare le partite, dai sbottona un attimo…” “hmmmm, che vuoi vedere?” “le gemelle” “e tu che mi fai vedere?” “e che vuoi che ti faccia vedere, dopo un’ora a correre dietro le palle…” “ma come, ce l’hai sempre pronto...” “ok, me le fai vedere e io ti faccio…” manco finisco di dirlo che allunga la mano e di riflesso mi tiro indietro “oooooh, siamo timidi?” “no, scusa, un riflesso…” “e allora, dai…” “ok, ma…” mentre cerco di mettere insieme quattro parole e farmi venire un po’ di sangue dalle parti basse lei si infila la mano nei pantaloni e scava fino alla patata, mi guarda mentre insiste con la mano li dentro e “dai, fai in fretta che perdo il bus, fammi vedere” sollevo la parte sinistra del pantaloncino e lascio uscire il pisello che nel frattempo si era gonfiato anche se flaccido “hmmmm, porco, che capocchia che hai!” tira fuori la mano dai suoi fuseaux o come si chiamano quei pantaloni aderenti e mi infila due dita in bocca mentre con l’altra mano mi stringe la capocchia, si solleva sulle punte, mi bacia e poi, sussurrando “questa volta non posso, ora devo andare…” si riordina, si bacia le dita e le passa sul mio pisello tirandomi giu’ la gamba del pantaloncino “ora andiamo, poi ci sentiamo”

Dopo un paio di giorni passo dall’ufficio approfittando del fatto che dovessi recarmi al posto di lavoro, mi faccio offrire il caffe e Berto mi chiede del tennis “tutto bene, sto cominciando a colpire la palla ma ce ne vuole prima che la butti dall’altra parte della rete” “e mia moglie, come se la cava con la racchetta?” “ah, bella domanda, non hai chiesto a lei?” “la conosci, non mi racconta delle sue performances” minchia, a cosa allude?

“Mi pare che se la cavi bene, meglio di quanto pensassi io e di quanto sperasse lei apparentemente” “ah si, tu dici?” “no, non dico io, è cosi, anche l’istruttore si è detto sorpreso, per una che non impugnava una racchetta da tanto tempo…” “e che ne sa lui?” “oh, Berto, non è che sei già di cattivo umore di lunedì e vuoi rompere il cazzo a me?” “ma dai, sto scherzando, mi ha detto che si è divertita e che vuole continuare” “sarà ma comunque mi hai rotto il cazzo, grazie per il caffe e vaffanculo come al solito…” “ma non fare il permaloso!” “qui tra tutti e due dovremmo lanciare la moneta per vedere chi è più permaloso e ti dico di più, se hai problemi con tua moglie non rompere il cazzo a me” “ho capito, con te non si può scherzare” “certo che si può ma non capisco a cosa tu stia alludendo, se hai problemi con tua moglie parlane con lei” quando arriva proprio lei e nell’imbarazzo proviamo a fingere di parlare d’altro e lei “allora, quando si gioca?” “il corso mercoledì ma ci fanno sapere di volta in volta visto che ci sono gli agonisti che occupano i campi tutta la settimana e a noi scarsoni toccano le briciole” “ok, mi fai sapere?” “certo, a chi a te o a questo gelosone di tuo marito?” “che c’entra lui?” “ah io non lo so, chiedi a lui, io devo andare e non voglio rovinarmi la giornata prima di cominciarla… grazie per il caffe” e Berto “dai, non fare cosi” “tu lo fai tre volte su quattro, la quarta toccherà a me?”

Passano giorni, il corso e’ proseguito ma non ho avvisato Cocca, se c’e’ una cosa che mi urta è aver a che fare con adulti con attitudine infantile, l’istruttore mi chiede di lei “che è successo, a Cocca non è piaciuto?” eccone un altro che insinua “mi pareva si stesse divertendo e mi ha sorpreso come dopo tanto tempo subito abbia ripreso, è un peccato che interrompa” “no, non è potuta venire stasera ma dice che proverà a venire nel week end” qualcosa dovevo pure inventarmi ma di certo non volevo espormi per conto terzi e fare una figura di merda introducendo qualcuno che fa la lezione free e poi si tira indietro.

Arriva venerdì e la sera alle 18.30 mi arriva un messaggio di Cocca che non sentivo dal lunedì precedente, “si fa il corso?” “si, sto andando” senza chiedere se venisse “mi spiace non poter venire, stasera abbiamo una cena e dopo c’e’ il torneo di burraco “pazienza, forse ti piace più del tennis…” “puoi prenotare un campo per domani sera, Berto parte domani e torna domenica pomeriggio, non ho altri impegni” “vuoi giocare con l’istruttore, ti mando il suo numero?” “no, un campo per palleggiare io e te” “a che ora” “alle 20.00” “ok, chiedo e ti faccio sapere” figuriamoci, il sabato sera vogliono andar via presto, mi risponderanno picche.

L’istruttore ancora una volta “e Cocca?” “mi spiace, non è potuta venire per altri impegni ma vorrebbe giocare domani sera” “domani chiudiamo alle 19.00” “no vorrebbe palleggiare un po’ con me, non ci daresti un campo e il cestino?” “si ma giocate senza luci, io devo chiudere tutto, mi lasciate il cestino nello spogliatoio e vi tirate il cancello, ok?” “Ok!”

Il sabato a metà mattinata “ciao, allora, stasera ci vediamo?” “per il tennis si può fare, mi danno il campo ma non ci accendono le luci, quando non si vede più andiamo via” “perfetto, allora come l’altra volta, ci vediamo li per le sette, vengo di nuovo in autobus, mio marito è appena partito per l’ultimo dei suoi impegni mensili in azienda” “e certo, l’azienda durante il week end…” “non c’è bisogno che ti chieda di cancellare le nostre conversazioni, giusto?” “no, anche se non c’è niente di compromettente cancello comunque nonostante io non abbia chi mi controlli il telefono” “non fare il polemico, ci vediamo stasera”

Il tennis è una delle mie tante, troppe passioni ma di quelle che per un motivo o l’altro non ho potuto mai mettere in pratica, mi viene in mente a ben oltre metà del cammin di mia vita che dovrei provare e passare dalla teoria alla pratica, guardato in TV sembra facile, poi vedi questi ragazzini di 16-18 anni che balzano da un lato all’altro del campo manco fosse un tavolo di ping pong, la palla che va un metro più alta della rete ma che, puntualmente, cade in campo, la cervicale che non consente di seguire la palla tanto gli scambi sono veloci e poi provi a rivedere te stesso nelle stesse condizioni e manco la moviola 4x e le righe di fondo spostate di tre metri riescono a far giustizia…

Il sabato non è stato di quelli memorabili, gente in giro ancora poca o niente e tutti con la canonica mascherina, il meteo pure non invoglia, invece del mare sembra invogliare a quelle passeggiate di fine estate prima che comincino a scendere la pioggia e poi la neve, il pomeriggio consente un riposino dopo una nottata non tranquilla, ma che squallore, aspettare il fine settimana per riposare o per uscire…

E’ un po’ tardi per una premessa ma, nonostante l’età e la depressione da lockdown, almeno una sega al giorno me la devo fare, sto dormendo poco per problemi congeniti aggravati dalle circostanze che ci sono state imposte, non mi sveglio col canonico cazzo duro ma proprio per questo spesso devo verificarne il funzionamento e la sega quotidiana è una specie di test per vedere se il cazzo, nonostante le circostanze ed apparenze, ancora funzionasse all’evenienza ma sono due o tre giorni che, a prescindere dallo stimolo, un paio di colpi giusto per verificare che si drizzi e via, mi soddisfa tenerlo in mano gonfio e pesante e via cosi.

Il pomeriggio passa veloce, una pennica interrotta, come al solito, da questo deficiente del vicino che non perde occasione per far rumore, o annaffia quando le app meteo portano nuvole talmente grandi che su uno smartphone con schermo da meno di 6 pollici le nuvole vengono visualizzate sul televisore 4K del soggiorno oppure deve tagliare l’erba quando assomiglia ad una moquette o ancora ascoltare la partita in differita, pazienza, contro la stupidità non c’è vaccino, per il covid mascherina e amuchina, per il vicino in Italia non c’è soluzione, solo Salvini con la liberalizzazione delle armi o il Texas… alle 18 decido che è il tempo di fare una “trimmata” alla peluria corporea, ormai i peli sono più grigi che neri e una pulita fa più fresco e meno vecchio e, visto che mi ci trovo, faccio un test pisello, una rapida sega, e gli taglio la peluria superflua, da qualche settimana ho fatto un po’ di stretching dello scroto, giusto per impegnare il tempo durante la lockdown (che poi questa mania anglofona ci rende ancora più stupidi) e le palle sono più gonfie e scendono meglio, il pisello ci si poggia sopra meglio e, di profilo, invece di pendere a ore 4 ora pende quasi a ore 6, provate…

Scrollati i peli dopo trimmatura infilo i pantaloncini con mutande incorporate (quelle fino al ginocchio), maglietta in tessuto DryFit, calze e scarpe da tennis, racchetta sotto al braccio (la fida racchetta oversize dei primi anni 2000…), sembro quasi un tennista anche se con dei controsensi, abbigliamento da ragazzino, racchetta vintage, fisico da (…); da casa, a piedi, ci metto una decina di minuti, si sentono già le pallate che i ragazzini si sparano quasi a voler vincere l’orsacchiotto di peluche alle bancarelle delle feste di paese, due campi impegnati con un singolo ed un doppio del quale una delle coppie mista, una ragazzina che tira delle cannonate con una disinvoltura disarmante, l’istruttore mi vede arrivare e mi viene incontro “giocate sul centrale (non è né il Roland Garros né il Foro Italico) appena finisce il doppio, ti lascio aperto lo spogliatoio nostro cosi mi lasci il cestino con le palle, ti tiri il cancello quando uscite e, mi raccomando le palle… pure questo insinua?

Mentre aspetto Cocca che arrivi mi faccio un paio di giri di campo di corsa cercando di non disturbare il gioco, i ragazzini non dicono niente per rispetto, grondano sudore ma ancora se le tirano di santa ragione, anzi, devo stare attento che non diventi io l’orsacchiotto bersaglio, vedo arrivare Cocca che si intrattiene con l’istruttore prima di avviarsi verso il campo, gli spogliatoi sono off limits causa virus, li usiamo anche se non dovremmo ma è consigliato arrivare in tenuta da gioco e sciacquarsi con la fontana all’esterno ed igienizzarsi con i distributori di gel fuori la segreteria e gli spogliatoi.

I ragazzini lasciano il campo e aspettiamo che vadano per non farci vedere giocare a ping pong, ci mettiamo infatti a metà campo facendo rimbalzare la palla a terra prima di provare a colpirla per lanciarla dall’altra parte, pian piano il palleggio si allunga e riusciamo a fare 4-5 scambi, dritto, dritto, ogni tanto un rovescio che puntualmente conclude lo scambio e dopo una decina di minuti si comincia a raccattare le palle “ragazzi non dimenticate le palle fuori (ancora?!) e tirate il cancello quando andate, divertitevi (ancoraaaa?!)” “grazie, ci vediamo la prossima settimana”

Cocca ha ancora i fuseau ma questa volta sono neri e non standole dietro non capisco se indossa mutande o perizoma ma quando tutti vanno via toglie la giacca felpata e, nonostante il reggiseno sportivo a bretelle incrociate, le lettone sobbalzano ad ogni colpo e, anche dall’altra parte del campo e con la vista che ormai perde colpi, si vedono i capezzoli turgidi che ancora puntano ad ore 3. “mi fai tirare un po’ di dritto?” “certo, ci provo ma non garantisco” “tu non hai mai garantito niente, proviamo…” devo dire che mi ci trovo bene, giochiamo entrambi con la vecchia impugnatura che non da molto spin alla palla, io provo ogni tanto a ruotarla un po’ ma ancora non mi trovo bene e non è un automatismo, la palla rimbalza senza fare scherzi e dopo una mezz’ora abbiamo allungato distanza e durata del palleggio, sono quasi le otto e il sole è ormai dietro il costone di montagne a pochi kilometri dal circolo, la differenza di temperatura genera una leggera brezza e ci prendiamo una pausa per fare un sorso d’acqua e per indossare la felpa “dai, facciamoci un altro quarto d’ora e poi andiamo” “guarda che possiamo rimanere finche si vede” “si ma io voglio andare prima” “scusa ma non avevi detto che non hai impegni? mi hai fatto prendere il campo fino alle nove…” “mamma mia hai sempre da dire, dai che manco tu ce la fai più!” “tu dici?” “io dico! dai, ultimo quarto d’ora!”

E cosi con la luce che si abbassa sempre più tiriamo le ultime palle finche decidiamo che si è fatta ora, raccattiamo e mentre lei raccoglie le sue cose io porto il cestino nello spogliatoio degli istruttori, tiro la porta e vado a prendere le mie cose nello spogliatoio dei maschietti, le chiavi di casa, la maledetta mascherina e il magiioncino, Cocca è già fuori della segreteria con fare impaziente “ma che è, vai di fretta?” “si” “ma non hai detto che Berto è fuori, non avevamo il campo fino alle nove?” “mamma mia, stai un po’ zitto e muoviti che non posso stare fuori tutta la sera!”

Ci avviamo verso il vicolo come la volta precedente ma lei si ferma all’incrocio “chi c’e’ da te?” “chi vuoi che ci sia, nessuno” “posso farmi una doccia prima di tornare a casa?” oooops, questa non l’avevo prevista “ehm, una doccia…?” “ma che hai qualcuno che ti aspetta o altri impegni?” “no, è che sta tutto un po’ sottosopra…” “non ti preoccupare, lo sai che non ci faccio caso, avviati e apri, io passo dall’altra parte, è sabato e ci sarà gente in giro, meglio non dare nell’occhio…” “ok, conosci la strada, lascio il cancello aperto e mi avvio a fare la doccia, tanto acqua calda ce ne sta…” “no, aspettami!”

Che ve lo dico a fare, complice il riposino ristoratore, il paio di giorni di astinenza e l’idea di Cocca nella mia doccia… meno male i pantaloncini aderenti che trattenevano il gonfiore, i dieci minuiti dell’andata sono diventati 5, appena arrivato ho messo a posto la racchetta, lasciato le scarpe (puzzolenti) in deposito, rassettato il divano, rimesso a posto il copriletto (ho una specie di loft dove soggiorno e letto si fondono nello stesso ambiente), sciacquo e metto a posto piatto, pentola e bicchiere usati a pranzo e con ancora la maglietta del tennis addosso sento il cancello chiudersi e “permesso?” “già qui?” “te l’ho detto, devo tornare a casa, i ragazzi escono tardi, devo tornare prima che se ne vedono e poi Berto sa che alle nove finisce il tennis e che per le dieci massimo dieci e mezza mi trova a casa, gli ho detto che non avrei portato il telefonino con me quindi di sicuro troverò i suoi soliti messaggi, il ladro che si sente derubato…” capisco il senso ma faccio finta non capire “cioè?” “ehhhh, lo sai benissimo di che parlo, di sicuro starà da quella che lui dice essere la proprietaria del B&B dove lui e il cugino vanno quando sono fuori per le loro missioni e sicuramente non passano le notti da soli…” “scusa, non ho fatto manco in tempo a sciacquarmi” “posso poggiare qui?” indicando una poltrona di fianco al tavolo poggiapiedi “certo, fai come preferisci” “e dai, muoviti, accendi tutta quella roba e metti un po’ di musica, ci vuole più tempo per accenderlo questo stereo che per ascoltare il valzer di capodanno…” “sempre polemica” “chi io?! ma ti credo che non hai una donna fissa, l’altra volta c’era meno roba, cosa e’ cambiato?” tutto questo mentre toglieva scarpe, fuseau, giubbino, felpa e maglietta rimanendo col perizoma e reggiseno, il pisello sempre più gonfio “che vuoi ascoltare?” “soft, qualcosa di arrapante, metti una candela in bagno e aspettami li.

La cosa più rapida era accendere la TV, YouTube per la musica e via in bagno con una candela profumata all’arancio, accendo la luce, apro l’acqua, mi spoglio e tiro giù un asciugamani pulito per lei, ci sono sempre due accappatoi anche se in quello per l’eventuale ospite lei ci entrerebbe due volte; mentre controllo la temperatura dell’acqua lei arriva dietro di me già nuda, spegne la luce e sposta la candela sul lavandino e mi spinge nel box doccia che, essendo custom made, è bello largo “passami il sapone” le allungo la bottiglia di Acqua di Parma avuta in regalo poco tempo prima e lei, di spalle a me “no, abbassa la doccia, non voglio bagnare i capelli, lavami tu”

Il pisello era gonfio e pesante, tra me e me speravo non facesse cilecca tanto era pesante, le palle appese e altrettanto gonfie, le verso il sapone sulle spalle e mentre l’acqua mi scivola addosso e colpisce Cocca quasi di struscio lei allunga una mano dietro e mi prende il pisello “dammi un po’ di sapone in mano” e inizia a farmi una sega lenta e intensa mentre io le lavo e strizzo le tettone avvicinandomi sempre più a lei tanto che il cazzo (ormai non è più pisello!) le si poggia sulle natiche (io non sono uno stangone ma lei arriva al metro e cinquanta con arrotondamento a cinque) in tutta la sua gloria “metti l’acqua più lenta e inginocchiati” eseguo e mi trovo la sua fighetta con una rasa striscetta di pelo davanti alla mia faccia, lei solleva una gamba e si puntella contro la parete, con una mano mi prende per la testa e la spinge contro il suo pube mentre con l’altra tiene le labbra aperte con l’acqua che le scorre addosso come una cascata “leccami!” con tono perentorio.

Con l’acqua che scorreva il sapore della sua figa, che ricordavo dalla volta precedente, era annacquato ma i suoi gemiti e le contorsioni del bacino indicavano un buon lavoro di lingua mentre lei nel frattempo aveva aperto la bottiglia dello shampoo e mi lavava i capelli mentre le mie mani tenevano la sua figa contro la mia faccia spingendo dal suo culo e l’altra, all’apice delle labbra, le tirava su facendo sporgere il clitoride. D’improvviso una specie di tremore e Cocca mi spinge via e mi chiede di alzarmi “ora tocca a me” inginocchiandosi mi chiede di deviare il flusso dell’acqua per non bagnare i capelli, si mette con entrambe le mani dietro le mie gambe e accovacciata avvinghia il cazzo con la lingua e le labbra succhiando senza usare le mani, io me lo stringo e comincio a farmi una sega mentre lei succhia quando “lascia, faccio io!” mi piaceva quest’autorità, lei piccolina, la vista dall’alto e il cazzo grosso e gonfio… ogni tanto lo lasciava uscire da bocca e mi si appendeva sulle palle appese come mai prima (l’acqua calda fa rilassare lo scroto), lo leccava e ricominciava.

“Mi sono stancata di stare cosi, sciacquiamoci” aumento la gittata dell’acqua, giro il soffione, lei lo prende e si toglie il sapone di dosso, direziona il getto sulla figa, se la strofina con una mano e chiude l’acqua “passami un’asciugamani” “c’e’ l’accappatoio” “no, chi sa chi l’ha usato…” “ma chi vuoi che lo usi, sta li per cortesia…” “dammi l’asciugamani, mettine uno anche tu” ci tamponiamo a vicenda “guarda che c’e’ ache il resto” vista la mia insistenza sulle tette, i capezzoli intanto si erano fatti turgidi da poterci appendere, appunto, l’accappatoio, lei pallida quasi quanto l’asciugamani che si è avvolto intorno alla vita, mi prende per la mano e mi tira verso il letto con in mano la candela “spegni la luce ed abbassa la musica” chiudo anche le tende nel caso il vicino decidesse di bagnare le piante o di tagliare il prato (sono i re degli scassaminchia!) lei poggia l’asciugamani sul copriletto e si stende supina a gambe divaricate “continua!” tenendo le labbra aperte con una mano e strizzandosi un capezzolo con l’altra.

Avevo lasciato il telefono a casa in modalità aereo ma con wifi attivo, lo squillo di un messaggio interrompe la leccata “che c’e’, qualcuna che ti aspetta?” “ma che dici, aspetta, fammi spegnere” “muoviti che si fa tardi!” mi si mette di fronte a pecora col culo appizzuto rivolto dall’altro lato “chiavami la bocca” senza farmelo ripetere le metto il cazzo in bocca e le spingo la testa verso di me quasi a soffocarla, lei a quattro zampe cosi io posso farmi una sega mentre me lo succhia “dai, prendimi a schiaffi” “lo sai che non sono per la violenza” “cretino, schiaffeggiami col cazzo, mi piace quando è cosi bello grosso e pesante…” io glielo sbattevo sulla faccia e lei con bocca aperta e lingua di fuori cercava di afferrarlo quando tira su una mano e ci si aggrappa “fammi succhiare un po’ poi lo voglio nella figa, ce l’ho fradicia”

Si gira e mi porge il culo tondo e pallido, inarca la schiena e con una mano cerca di afferrarmi il cazzo, lo prende e appoggia la capocchia alla figa che, effettivamente, grondava acqua e umori “non ti muovere, faccio io” tiene il cazzo ben stretto e piano piano avvicina il bacino al mio facendo scomparire la capocchia tra le labbra gonfie e umide, una volta entrata con un movimento lento ma deciso scivola verso di me fino a farselo scomparire tutto dentro, ancora una volta il mio cazzone gonfio rispetto al suo culetto piccolo piccolo sembrava un palo; con movimenti ritmici e lunghi se lo infilava fino a sbattere le palle contro il pube per poi sfilarlo quasi a far uscire tutto fuori.

All’improvviso si sfila e mi fa stendere “ora ti faccio divertire un pò cosi finiamo, cerca di trattenerti”, con la mano sinistra mi stringe il cazzo alla base e con la destra lo sega fino alla capocchia, il cazzo era come unto dai suoi umori manco me lo avesse lubrificato, stringeva la capocchia con la mano e poi tornava giù “stai giù e goditi lo spettacolo” mi sale a cavalcioni e con una mano mi tiene il cazzo stretto e con l’altra si poggia su di me, se lo poggia alla figa, se lo strofina e poi ci si lascia cadere su inarcando la schiena e porgendomi le tettone coi capezzoli da strizzare e succhiare “succhiami e sculacciami!” quel tono perentorio mi piaceva sempre di più e mentre cavalcava facevo sempre più fatica a trattenermi “guarda che cosi non duro molto” “non fa niente, devo comunque andare, cerca solo di non sborrarmi dentro e avvisami prima di venire” “allora scendi”

L’ho fatta stendere e divaricare le gambe “toccati la figa, fai come quando vuoi venire” mentre io mi metto a cavalcioni e le poggio il cazzo tra le tette “stringile e tira fuori la lingua”, cazzo, è piccolina ma nonostante il mio non sia una taglia piccola me lo faceva scomparire tra le tette, la capocchia a malapena spuntava sotto i colpi per raggiungerle la bocca che, avida, cercava di avvinghiarlo quando mi sfilo e mi metto tra le sue gambe, le strofino il cazzo tra le labbra della figa mentre lei continua a toccarsi il clitoride che ormai sporgeva dalle labbrone gonfie, solo a guardarla mi veniva da sborrare ma un minimo di concentrazione mi fece resettare e cominciare a scoparla a gambe aperte mentre le tettone sobbalzavano ad ogni colpo “ah, ah, ahhhhh, si, cosi, mi piace, fammi male, brucia…” alla vista della figa dilatata e delle tette che sobbalzavano non riuscivo più a trattenermi “sto per venire” “no, aspetta, ancora un po’ dimmelo ancora che mi eccita sapere che stai per venire, colpiscimi, voglio venirti sul cazzo”

Mi mancava solo ascoltare quello, le rimango fermo dentro stringendomi il cazzo alla base per non sborrare, lei comincia ad inarcarsi e strabuzzare gli occhi, il pube incollato al mio, si contrae sempre di più fino a rilasciare una serie di urla mentre mi infila le unghie nelle braccia, lo tiro fuori giusto in tempo, impugo sotto la capocchia mentre lei sembra svenuta e le chiedo “dove la vuoi?” la frase magica, si riprende, solleva il busto e apre la bocca tirando fuori la lingua “fammi un’altra doccia!” mi avvicino a lei mettendomi a cavalcioni e prendo la mira per la bocca, lascio la presa e schizzo un primo fiotto che le arriva dritto in faccia, di riflesso si tira indietro per poi avvicinarsi mentre continuo a segarmi e schizzare sborra densa su faccia e tette e lei avidamente con la lingua di fuori e con la mano che si spalmava faccia, collo e tette. Mi sono strizzato la capocchia per far uscire le ultime gocce sulla sua lingua, la sborra bianco su bianco della sua pelle era surreale, le colava fino al pube e mentre io cercavo di non stramazzarle addosso lei con entrambe le mani si massaggiava la sborra ovunque e con due dita si massaggiava i lati della figa, di solito, una volta venuto, mi si ammoscia ma guardarla in quel modo me lo fece rimanere bello gonfio e continuavo a segarmi “si è fatto tardi, devo andare” “dai, un altro po’” “no, non voglio che mi finisca qualche goccia dentro” “ma no, non ce ne e’ più, dai, un poco poco” “no, dentro no” mentre si stende di nuovo e allarga le gambe “prova a metterlo nell’altro buco” non era duro abbastanza da poterla inculare ma dovevo provare.

“sei sicura?” “non ho mai provato con uno cosi, fai piano, voglio sentire come è” l’ho girata a tre quarti, l’asciugamani sotto per non riempire il copriletto di sborra, le allargo le pacche con la sinistra mentre con la destra mi sego e cerco farlo tornare duro, lo poggio pian piano al buchetto umido e spingo mentre lei inarca la schiena “pianoooooo!” “dai è quasi entrato” “ma che entrato, mi stai spanando il culooooo” “dai, un attimo di pazienza” “stai fermo, faccio io”, allunga una mano e mentre io tengo le pacche aperte lei ne infila un altro po’ e ancora un po’ fino a che la capocchia entra tutta “e’ andato, rilassati” e lei si inarca facendosi scivolare metà cazzo nel culo per poi “non ce la faccio, brucia…” e si sfila lasciandomi col cazzo gonfio e appeso “ma che cazzo, l’altra volta non era cosi, ma che è successo, è cresciuto?” sara’ stata l’impressione dovuta al fatto che ho perso peso e, in proporzione, sembra più grosso; “ma Mela se lo faceva mettere nel culo?” mentre prendeva i fazzoletti dal comodino (ricordava dalla volta precedente che ce n’era un pacco li, li aveva comprati una ragazza che ho frequentato l’anno scorso che mi aveva organizzato in modo da non doverci alzare dopo scopato) “ma come ti viene in mente?” “e dai, me lo puoi dire, lei lo ha detto in giro, fa tanto la pornostar e le piace dire che lo prende in culo sapendo che nessuna di noi lo fa” “si, ci abbiamo provato ma deve essere vergine di culo, ce ne entra poco” “ma come, dice che tutti le stanno dietro perché se lo fa mettere in culo” “mah, dipende dai cazzi, il mio non ci entrava e comunque tutti stanno dietro alle sue tette e ai suoi bucchini...” “ti piacciono più delle mie?” mentre si era pulita tutta la sborra di dosso e si avviava verso il bagno con in mano la candela ancora accesa.

Oddio, qui le cose si fanno difficili, Mela ha le tette naturali più grosse del circondario, separata da 3-4 anni le piacciono ragazzi giovani, una volta mi fece vedere su WhatsApp le foto dei cazzi che le mandavano i suoi amanti pretendendo che le mandassi anche quelle del mio, le dissi che la foto poteva farla da sola alla prima occasione e cosi fu, mentre mi sbocchinava mi chiese di allungarle il telefono, il suo, e si face una foto col cazzo in mano e le labbra poggiate sulla capocchia ma non potevo certo dirlo a Cocca, forse le aveva viste ma non potevo saperlo né bruciarmi l’occasione di chiavarmela di nuovo, ormai volevo quel culo a tutti i costi “certo che no, le sue sono solo enormi, troppo grandi ed è rinomata solo per quelle e per le pompe, a letto non si sa muovere…” “allora è vero, ho sentito la stessa cosa… mi passeresti le mie cose?” mentre si asciugava e rivestiva “è vero che hai una bella doccia” “e che ne sai tu, l’avevi già vista l’altra volta” “si ma non ci hai portato solo me qui dentro…” “guarda che mi ci hai portato tu…” “e dai, non fare il permaloso ora, non sono gelosa, solo quella stronza di Mela mi ha fatto ingelosire quando ha detto che ti aveva invitato a cena da lei e che avevate scopato tutta la notte…” “tutta la notte… te l’ho detto, è appassionata di pompe ma il fatto che non trova uno che se la chiava per più di un mese non ti dice niente?” “hai ragione, non ci avevo pensato, a sentir lei cambia sempre perché le piace cambiare ma un cazzo come il tuo non si cambia…”

Prima di rimettere il reggiseno con le spalline incrociate si è spruzzata del profumo, un profumo da donna che ho li tra gli altri “e questo?”
 
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