Esperienza reale La prima vacanza trasgressiva - Introduzione

selpot

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Con Diana ci siamo conosciuti in campeggio: lei usciva dalla doccia con una sua amica: aveva solo un asciugamano addosso, annodato alla meglio sopra le abbondanti tettone ma un pò troppo corto, nonostante la sua statura non proprio da modella. Beh, certo, non avevo davanti a me una strafica, ma una tipa graziosa e soprattutto molto arrapante in quel momento.

A distanza di qualche anno la mia opinione su di lei non è mai cambiata: non è una strafica, ma è graziosa... eppure non ha autostima: nonostante i miei apprezzamenti e le mie rassicurazioni, si sottovaluta troppo fino a trascurarsi, odia truccarsi, pettinarsi, vestirsi con scollature o trasparenze e non è mai entrata in un negozio di intimo per acquistare un completino sexy o un banale paio di collant: durante l'inverno si copre fino all'inverosimile con tute o jeans pesantissimi, felpe di pile o maglioni da Courmayeur... ma d'estate, soprattutto per farmi contento, si trasforma ed in certi momenti sa essere molto arrapante, soprattutto in spiaggia... e me ne accorsi subito, anche se in maniera molto soft, sempre in quella settimana di campeggio: ci eravamo già conosciuti meglio e la vidi uscire dall'acqua e avvicinarsi a me con un bikini arancione sfumato di dimensioni normali ma con un reggiseno inaspettatamente trasparente... di sicuro non ne era consapevole e non se ne era accorta, non aveva un atteggiamento di chi vuole provocare o sedurre, quindi ho fatto finta di nulla, non conoscendo quale reazione potesse avere, ma il fatto che non ero certo l'unico ad essermi accorto dei suoi capezzoli che trasparivano nitidamente dal reggiseno non mi dispiaceva affatto, in un misto di gelosia e goduria.

Solo dopo esserci fidanzati, a distanza di qualche giorno, le rivelai che mi eccitava moltissimo vederla in spiaggia, soprattutto con un certo reggiseno arancione trasparente... lei cadde dalle nuvole, incredula, ma poi sorrise amaramente nel pensare di aver notato che con quel costume erano in molti a fissarla...

L'estate purtroppo finì presto ed i mesi freddi che arrivarono mi furono utili per farle capire che una delle mie maggiori fonti di desiderio sessuale era proprio il mare, le spiagge e tutte quelle piccole o grandi trasgressioni che vi si possono praticare senza uccidere nessuno. Lei non era felicissima delle mie fantasie, anche perché si considerava brutta e poco appetibile, non all'altezza di tutte le meraviglie che sfilano sui bagnasciuga con stacchi di coscia chilometrici, sederi di marmo e tette al vento e quindi l'idea di mettersi sul loro stesso piano la faceva sentire ridicola e criticata al solo pensiero.

Arrivò la primavera e con i primi caldi il desiderio del mare si fece molto forte per entrambi, seppur per motivi diversi. Decidemmo di anticipare le vacanze sia per risparmiare sia per evitare eccessivi affollamenti. Mentre preparava la valigia a casa dei genitori in cui abitava, mi chiese se potevo salire in soffitta e trovare una scatola che conteneva i suoi costumi e l'abbigliamento per il mare. Nel frattempo andò in cantina a prendere l'ombrellone.

Posata la scatola sul letto, la aprii e notai che oltre ai pochi costumi con cui l'avevo vista l'estate precedente, ce n'erano tanti altri, tutti normalissimi, tranne uno, molto carino, bianco e blu, ancora con l'etichetta e, con grande stupore, con un perizoma molto piccolo. Questa scoperta mi eccitò molto, sistemai di nuovo i costumi nella scatola e la richiusi facendo finta di nulla. Quando Diana tornò ero curioso di vedere quali costumi avrebbe scelto e mi sedei sul letto mentre faceva la sua cernita. Con molto dispiacere mi accorsi che ignorava e scansava di continuo quel bikini così sexy e allora mi feci avanti con innocenza e le proposi di portare anche quello perché era molto carino, in stile marinaro. Lei rifiutò di netto la mia proposta e mi mostrò che era un perizoma: rivelò di aver acquistato quel costume per errore, qualche anno prima, in un grande magazzino che stava per cessare la sua attività: mi disse che per abitudine non provava mai gli slip dei costumi prima di acquistarli e che per ragioni igieniche vuole prima portarli a casa e lavarli; in più quel giorno c'era la calca in attesa dei camerini e quindi decise di andare in cassa senza nemmeno aprirlo per provare il reggiseno, visto il prezzo irrisorio e la taglia che corrispondeva alla sua. Quando si accorse di essere stata troppo frettolosa nell'acquisto, provò a tornare per cambiarlo ma nel frattempo il negozio aveva chiuso i battenti per sempre. Mi sembrava sincera e convincente, eppure non ho mai voluto credere alla sua versione, forse perché in cuor mio mi intrigava l'idea che avesse voluto acquistarlo di proposito per una voglia di sano esibizionismo mai esplosa concretamente.

Non volli insistere, terminò di preparare la valigia ed andò a scegliere le scarpe nella cassapanca del corridoio; nel frattempo mi chiese di riporre in soffitta la scatola e non mi lasciai sfuggire l'occasione di impadronirmi di quel costume così seducente e lo nascosi nelle tasche dei miei bermuda: quando scesi in macchina a caricare la sua valigia, lo infilai definitivamente nella mia, che era già nel portabagagli.

Se volete posso continuare... ditemi voi!
 

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Bel posto l'Argentario ed anche il campeggio era molto curato e ben organizzato, affacciato sulla lunghissima spiaggia della Feniglia, intervallata sui lati da roccia e scogli che stringevano qualche caletta più appartata.

Arrivammo nel pomeriggio e dopo aver sbrigato le pratiche amministrative e piantato la tenda, rimase il tempo solo per una rapida visita perlustrativa della spiaggia. Per non perdere altri minuti e goderci almeno un'oretta di mare, ci sistemammo proprio davanti all'entrata principale e notammo subito che il 99% delle persone si accalcavano nei primi 100 metri di arenile, mentre i restanti 6 chilometri di spiaggia erano quasi deserti, calette comprese. La folla peraltro comprendeva quasi completamente chiassose famiglie con bambini ed i vecchietti habitué del camping che fiutarono velocemente i nuovi arrivati forestieri... Diana ed io trovammo subito un altro elemento che ci accomunava: odiavamo la confusione e l'invadenza, anche in vacanza, quindi decidemmo da subito che il giorno seguente avremmo fatto una passeggiata sul bagnasciuga per trovare un posto più solitario e soprattutto abbastanza lontano da urla e pettegolezzi.

Per fortuna, invece, le tende che avevamo a fianco e di fronte alla nostra erano occupate da giovani coppie o piccole comitive di soli ragazzi, abbastanza tranquilli e discreti, al nostro rientro dalla spiaggia facemmo conoscenza con quasi tutti i vicini.

La mattina seguente, mentre Diana si era allontanata in bagno, tirai fuori il suo costume sexy e lo nascosi in fondo alla borsa della mia fotocamera in cui avevo sistemato anche le chiavi della macchina, i soldi e il cellulare da portare in spiaggia: non volevo lasciare nulla di prezioso nella tenda, non si sa mai.

Rispettammo i patti e, giunti in spiaggia, ci incamminammo per altri 300 metri circa, prima di trovare un posto che ci convincesse. Quel tratto era pressoché deserto, a parte un paio di pescatori e qualcuno che correva o passeggiava sul bagnasciuga. Dopo essersi piazzata, Diana si tolse pantaloncini e maglietta: indossava un bikini nero a bordi bianchi, con slip molto castigato ma con un reggiseno a triangolo piuttosto "interessante", senza imbottitura e che sembrava facesse fatica a contenere degnamente le sue tettone... meglio per me, pensai! Per prima cosa andò a sentire l'acqua e, trovandola ancora freddissima, tornò subito all'asciugamano e tirò fuori la crema solare. Si sedette e mi chiese di spalmarla sulla schiena: si slacciò entrambi i lacci del reggiseno, aiutandosi con le mani a tenerlo ben saldo alle tette. Era una bella sensazione poter vagare liberamente sulla sua schiena nuda senza essere disturbato dai lacci, ma, finita l'operazione, si riannodò il laccio sul collo e chiese a me di fare lo stesso per il laccio sulla schiena. Peccato!

Iniziò a spalmarsi la crema davanti, prima sulle gambe, poi sulla pancia e mi spostai di fronte a lei per dare un'occhiata: notai subito che il reggiseno non aderiva perfettamente alle sue tette, forse era stato riannodato senza stringere troppo i lacci: quando arrivò il momento di spalmare la crema sul petto, i suoi capezzoli fuoriuscirono quasi in contemporanea: si coprì subito il seno destro, senza accorgersi che anche il sinistro era in bella vista: feci finta di nulla anche perché sopraggiungeva un ragazzo che passeggiava sul bagnasciuga e non si perse la scena. Solo allora Diana si accorse e si coprì anche l'altra tetta, brontolando: "le mie tette sono sempre state ribelli, escono quando dicono loro e fanno come vogliono, sono grandi, libertine e indisciplinate".

Prima di pranzo iniziò ad arrivare gente anche intorno a noi, era Domenica porca miseria, non ci avevamo pensato, la spiaggia si sarebbe riempita ancora di più e io dovevo ancora proporle di indossare il costume sexy che avevo nascosto: non era la giornata giusta, decisamente no. Mi annoiavo un pò e le chiesi se aveva voglia di fare una partita a carte, a scala 40: accettò: inizialmente mi stava massacrando, aveva raggiunto il triplo dei miei punti e beffardamente mi propose il premio partita: se avesse vinto le avrei dovuto pagare la cena: colsi la palla al balzo e, almeno per farle sapere della presenza del mio costume preferito, le controproposi di indossarlo se avessi vinto io: le mostrai il costume, lei rimase un pò sorpresa, tra l'offeso e l'ironico, ma non si scompose più di tanto, era certa di vincere e ne aveva tutte le ragioni. Continuammo a giocare ma nel frattempo la spiaggia si era riempita anche ben oltre la nostra postazione, lei guardandosi intorno affermò che comunque non avrebbe indossato oggi quel costume, "troppa gente ormai, non se ne parla, semmai dovessi vincere tu, e sottolineo semmai, vediamo domani, il Lunedì spero sia più tranquillo".

Terminammo un'altra partita e recuperai qualche punto. Poi ce ne tornammo in campeggio perché la confusione ed il caldo erano eccessivi. Dopo esserci rifocillati in bagno, rientrammo in tenda, lei si tolse la maglietta per il caldo e notai che il bordo di uno dei suoi capezzoli era di nuovo visibile. Le proposi di metterci fuori a giocare, non si respirava in tenda e la luce era scarsa: mentre sistemavamo gli asciugamani all'ombra, sotto alcuni alberi, il suo capezzolo uscì ancora di più ma lei non se ne avvide. Sembrava che la ruota fosse girata a mio favore, dimezzai lo svantaggio, poi lei ristabilì in parte le distanze, ma infine feci un filotto di quattro o cinque partite a mio favore e la superai, vincendo, senza nemmeno barare. Lei, incredula, si piegò in avanti verso di me per picchiarmi scherzosamente e la sua tetta uscì quasi del tutto, senza che lei se ne accorgesse, tanto era presa a schiaffeggiarmi sulle gambe e sui fianchi. Nel frattempo arrivavano due ragazzi di Napoli con la tenda di fronte alla nostra, si avvicinarono per salutarci, curiosando su cosa stessimo facendo e, dall'alto della loro ammirevole intraprendenza con le ragazze, scrutarono il suo seno con un sorriso di ammirazione, senza tralasciare nessun particolare. Diana notò che non la stavano guardando propriamente negli occhi, si accorse di essere quasi in topless e si ricoprì in tutta fretta, scherzando ancora sulla poca disciplina del suo seno mentre loro continuavano a sorriderle maliziosamente..

Quella sera ero proprio eccitato: tre ragazzi giovani avevano intravisto il seno di Diana, la cosa mi intrigava molto e mi piaceva... in più il giorno successivo l'avrei vista sfoggiare il suo costume sexy: quindi pagai volentieri la cena, nonostante la vittoria.

Che faccio, continuo?
 

selpot

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  • #8
La mattina seguente venni svegliato da un allegro "Ciao, buongiorno!!": la voce era quella di Diana ma il suono era abbastanza lontano ed ovattato. Aprii gli occhi a fatica e vidi che non era in tenda, pensavo di aver dormito troppo, ma non sentivo ancora il solito caldo e la luce del sole scarseggiava: guardai l'orologio: erano appena le 7.15. Pensai fosse andata in bagno, il mattino precedente si era lamentata che fosse troppo affollato alle 9. Mi concessi i soliti 5 minuti per carburare, prima di accorgermi che la borsa della fotocamera era aperta: c'era tutto, per fortuna, ma non il costume sexy che avevo lasciato dal giorno prima. Iniziai a provare una certa eccitazione, che spesso mi porta a volare con la fantasia: " e se fosse già andata in spiaggia"? Durante l'inverno avevo sognato un paio di volte di andare al mare da solo dalle mie parti e di beccarla in topless, anche in bella compagnia.

Senza nemmeno andare in bagno a lavarmi, misi di corsa il costume, presi la borsa e scesi in spiaggia. C'era il deserto assoluto, il mare era una tavola e vedevo solo il trattore che puliva la spiaggia nei pressi dello stabilimento. Di Diana nemmeno l'ombra. Risalii in campeggio per sistemarmi meglio e vidi lei da lontano che scendeva dalla parte opposta, cioè dal viottolo che conduce al bar ed ai bagni. Indossava i soliti pantaloncini ed il reggiseno del costume dei miei desideri; su una mano portava la maglietta, sull'altra la borsa con asciugamano e saponi vari. Mentre si avvicinava notavo che le sue tette esplodevano paurosamente, ancora più di ieri, i triangoli del reggiseno erano ancora più piccoli rispetto al costume del giorno precedente ed in più, complice l'aria ancora fresca, i suoi capezzoli erano turgidissimi , sembrava volessero scoppiare bucando quei minuscoli triangolini. Arrivò brontolando a bassa voce "questa maglietta odora di mare, di salsedine, senti che puzza: è inutile lavarsi se poi continuo a mettermela": entrò in tenda, ne indossò un'altra e uscì di nuovo per mettermi fretta, voleva scendere in spiaggia prima che iniziasse a fare troppo caldo, i suoi capezzoli continuavano a contrassegnare anche la maglietta: iniziò a sussurrarmi che aveva fatto un pò tardi perchè... ma poi si interruppe e mi sollecitò ad andare in bagno a prepararmi e che mi avrebbe raccontato tutto in spiaggia: i nostri vicini dormivano ancora e non voleva svegliarli chiacchierando davanti alle loro tende.

Mi sbrigai il più possibile e dopo 10 minuti eravamo già in spiaggia. Si diresse verso il bagnasciuga con passo deciso e poi iniziò a camminare qualche centimetro avanti a me: riprese a raccontarmi che si era intrattenuta qualche minuto al bar con i bagnini dello stabilimento, due ragazzi del posto, ai quali aveva chiesto informazioni "turistiche" su quali spiagge valesse la pena visitare per evitare di ascoltare gli schiamazzi dei bambini ed i cavoli delle famiglie altrui. Uno di loro aveva forse male interpretato la sua domanda e le chiese se per caso fosse una nudista e lei un pò sdegnata aveva risposto che voleva semplicemente stare un pò in pace, nient'altro... lui si era scusato affermando che di solito sono i nudisti a fare questo tipo di domande, informandola comunque che la parte finale della spiaggia della Feniglia, a circa 5km dal nostro campeggio, era frequentata da nudisti in alcuni periodi dell'anno, quindi sicuramente potevamo starci tranquillamente anche noi nelle immediate vicinanze, a costo di intraprendere una lunga passeggiata. Nonostante la preziosa indicazione, continuava ad essere molto critica e polemica nei confronti di questo ragazzo, si era parecchio risentita della sua allusione, ma volli sdrammatizzare e le chiesi se al bar era andata indossando la maglietta o se l'aveva già tolta: lei mi rispose stizzita "sono andata con il reggiseno del costume, mi ero già lavata in bagno, la maglietta puzzava, non l'ho rimessa e volevo un caffè, mica ero nuda, ci vanno tutte al bar in bikini"... risposi che la mia era solo una curiosità e che non ero affatto geloso, anzi se ci fosse andata in topless sarei stato ancora più felice: lei continuò "certo, ci mancava pure: già mi guardavano in costume, soprattutto l'altro, quello che non parlava, sembrava che non avesse mai visto una in bikini, ha sbagliato mestiere, che cavolo: era meglio non chiedergli nulla. Eppure ce ne sono tante migliori di me su questa spiaggia, ieri avevano lo stabilimento pieno di belle ragazze, alte, curate, appena uscite dalla parrucchiera..." . Mi feci una bella risata ma dentro di me pensavo che in poche hanno tettone piene come le sue e capezzoli che esplodono da triangolini microscopici...

Sembrava mi avesse letto nel pensiero e, calmandosi, continuò ancora: "A me poi non piacciono quei grandi reggiseni imbottiti o con i ferretti, mi stringono, sono scomodissimi, quelli a fascia vorrei provarli ma non li trovo carini della mia misura... e non parliamo dei costumi interi: da adolescente li portavo per coprire le tette il più possibile ma mi riempivo di segni dell'abbronzatura, che sono odiosi: e allora mi metto i triangoli: saranno troppo piccoli e inadatti per il mio seno, sicuramente, ma almeno sono comodi, pratici, si asciugano in fretta e quello che devono coprire lo coprono". Sorrisi divertito pensando: "mica tanto"...

Nel frattempo avevamo percorso un tratto quasi doppio rispetto al giorno precedente, la spiaggia era praticamente nostra e solo a parecchia distanza si vedeva un gruppo di sei o sette pescatori e ancora più in fondo si ricominciava a scorgere qualche ombrellone sparuto, forse era l'inizio della zona nudista.

Decidemmo di fermarci un attimo: Diana "analizzò" il comportamento dei pescatori, che non si erano nemmeno accorti del nostro arrivo, presi com'erano a fissare i loro galleggianti. Disse che potevamo anche fermarci senza andare oltre, perché sembravano innocui. Voltò le spalle e si girò a valutare anche la zona da cui venivamo, per constatare che la distanza dall'ombrellone più vicino fosse quasi chilometrica.

Mentre piazzavo l'ombrellone e gli asciugamani mi tremavano le gambe e la voce al pensiero che stavo per vederla in perizoma, al mare, per la prima volta.

Ragazzi, io dopo un pò mi stanco a scrivere, dovrei essere più sintetico, lo so, ma quando leggo i racconti degli altri mi piace che siano dettagliati, voglio immaginarmi passo passo e senza frenesia le varie scene descritte e cercherò di fare lo stesso con i miei racconti, che saranno tanti se vorrete. Spero di non essere l'unico a pensarla così, altrimenti abbiate pazienza. Mi auguro che la vostra Pasqua sia stata migliore, anche grazie a questi racconti, magari la Pasquetta sarà ancora meglio, chissà. Che ne pensate intanto di Diana? Vi è piaciuto leggermi, finora?
 

Poncharell

"Appena sverginato!"
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Io trovo che il tuo racconto sia molto ben scritto e che, anzi i racconti belli sono esattamente scritti cosi'.
Sa tutto di autentico, e hai gia' lanciato doversi ami per incuriosirci su come si sviluppera' la storia.
Aspetto il seguito.
 

selpot

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  • #13
Cercai di rilassarmi con un lungo respiro, mi stavo eccitando ancor prima che Diana si spogliasse. Intanto lei andò a sentire quanto fosse gelida l'acqua, senza liberarsi dei suoi vestiti: si girò verso di me, sorpresa dalla temperatura più che accettabile per un bagno: avevamo camminato molto, anzi troppo ed il caldo iniziava a farsi sentire. Si tolse la maglietta ed uno dei capezzoli ovviamente faceva capolino, ma stavolta se ne accorse subito e annodò il laccio al collo con più energia.

Finalmente arrivò il momento che attendevo tanto: abbassò i pantaloncini guardandomi negli occhi e li tolse ma... lo slip mi sembrava troppo grande per essere un perizoma ed era anche a tinta unita blu, contrariamente al reggiseno che era a righe bianche e blu; si piegò per riporre i vestiti nella borsa e si girò di schiena, mostrandomi il sedere interamente coperto da uno dei soliti mutandoni inguardabili. Stavo per esplodere di rabbia, se ne accorse ma mi fece cenno di tacere: "adesso ci facciamo un bagno e poi ne parliamo". Risposi che il bagno poteva farselo anche senza di me, non ne avevo voglia. Ma lei non si scompose affatto: "Allora ne parliamo quando esco" e si buttò in acqua. Avrei voluto lasciarla da sola ed andarmene, ci ero rimasto troppo male, che delusione! Se fossimo stati vicini al campeggio lo avrei fatto di sicuro, conoscendomi. Aspettai che si allontanasse dalla riva, mi girai di spalle e rovistai nella sua borsa: il perizoma era presente, insieme al reggiseno dell'altro costume. Tirai un parziale sospiro di sollievo ma il nervosismo non passava, presi il mio asciugamano e lo posizionai sotto l'ombrellone, non mi andava di averla vicino ma non ne volevo sapere nemmeno di rimanere ad aspettarla come un idiota. Così, mentre la furbacchiona sguazzava in alto mare, optai per una passeggiata solitaria "di protesta" verso la zona nudisti, che magari servisse a calmarmi nel vedere le tette o il culo di qualcun altra. In un paio di minuti raggiunsi i pescatori, che nel frattempo si erano divisi in due gruppi: due di loro, infatti, si erano avvicinati di qualche metro alla nostra postazione, un uomo di mezza età piuttosto atletico ed un ragazzo tra i 16 ed i 18 anni, anche lui già prestante: padre e figlio probabilmente. Invece altri 5 di loro non si erano mossi, ma ora li vedevo molto meglio: tre uomini sempre sulla cinquantina o poco meno e due ragazzi forse leggermente più grandi del primo che avevo notato. Salutai i due che si erano staccati dal gruppo: mi risposero con garbo e simpatia, contrariamente alla maggior parte della "categoria pescatori", schiva e poco propensa al dialogo con chi invade il loro territorio: erano locali, con accento marcatamente toscano. Pensai quindi che non stessi disturbando e chiesi se avevano pescato qualcosa e quali tipi di pesce fossero maggiormente presenti in quelle acque. Mi risposero che stavano pescando dall'alba e che finora avevano catturato solo 2 spigole di 3 etti l'una, decisamente poco rispetto a quanto pensavano: forse dipendeva dal troppo caldo perché la zona di solito è molto pescosa e proficua. Prevalevano le spigole, le orate ed altri nomi di pesci mai sentiti prima, forse dialettali. Notarono che il mio accento era molto diverso dal loro e iniziarono a darmi anche qualche indicazione turistica, dopo aver sentito che era la prima volta che mettevamo piede all'Argentario. Curiosamente il ragazzo mi domandò con una certa disinvoltura se fossimo nudisti, mi venne da ridere e spiegai che era già la seconda volta che ci veniva chiesto nella stessa giornata. Anche a loro confidai che amavamo semplicemente la tranquillità e poi, con una malcelata rabbia addosso, puntai il dito verso il nostro ombrellone ed esclamai che la mia compagna non era disposta a mostrarmi nemmeno le chiappe in una parte di spiaggia deserta, figuriamoci un suo nudo integrale... scoppiarono a ridere e chiarirono che i nudisti occupavano da molti anni la parte conclusiva della spiaggia, (indicandomi proprio la zona finale in cui erano piantati gli ombrelloni che vedevo in lontananza appena arrivati), ma anche quella in cui eravamo noi, nei periodi di maggiore affollamento. Mi rivelò con estrema schiettezza che la maggior parte dei nudisti abituali erano uomini anziani oppure ambosessi obesi e che solo di Sabato o di Domenica "si vedeva qualcosa di decente". L'uomo annuì e rincarò la dose affermando seppur con meno irruenza che quando era possibile, loro preferivano tenersi a distanza dai nudisti ma che comunque si era creato un rapporto di civile e rispettosa convivenza, com'era giusto che fosse. Poi mi consigliarono molti altri posti della zona che rispondevano alla nostra semplice esigenza di isolarci dalla massa. Devo ammettere che mi ero molto divertito in quei 20 minuti di conversazione, ma la voglia di raggiungere i nudisti mi era passata in fretta, visto il sesso, la corporatura e l'età media predominante. Tornai indietro congedandomi cordialmente.

Mentre mi riavvicinavo, Diana usciva dall'acqua, i nostri sguardi si incontrarono per un secondo ma abbassai la testa per evitarla. Mi sdraiai sul mio asciugamano, sotto l'ombrellone, lei rimase in piedi per sgocciolare ed iniziò ironicamente anche a rimproverarmi per essere andato dai pescatori: "bravo, abbiamo camminato per chilometri inutilmente, adesso non potremo stare in pace neanche qui". Risposi che la cosa era del tutto irrilevante ormai, visto che non c'era nulla da vedere; aggiunsi poi che, in cuor mio, speravo che venissero a cimentarsi proprio davanti a noi, almeno avrei trascorso il tempo a seguire le loro tecniche di pesca.

Si offese, rivelando che la sua intenzione era quella di indossare il perizoma dopo aver fatto il bagno, anche per cambiare lo slip bagnato con uno asciutto con l'occasione, ma ribattei che era una sciocchezza bella e buona, perché se l'acqua fosse stata gelida come gli altri giorni, il bagno non l'avrebbe mai fatto e quindi sarebbe rimasta con il mutandone tutto il giorno. Non voleva indossarlo, ne ero certo, altrimenti lo avrebbe messo subito, prima di andare in spiaggia. Insomma, iniziò una discussione piuttosto animata, nel corso della quale si dedicò ad una operazione alquanto insolita, che non avevo mai visto fare a nessun altra prima di allora: quando le donne strizzano i loro reggiseni dopo il bagno, li stringono al petto con le mani per far gocciolare l'acqua: Diana, invece, tirò in avanti uno dei triangoli staccandolo dal seno, lo strinse sulla mano e lo strizzò, lasciando la tettona scoperta durante l'operazione: dopo averlo riposizionato , fece lo stesso con l'altro triangolino, scoprendo l'altro seno. Una mossa arrapante, ma non volevo dargliela vinta così facilmente...

Troncai la discussione dicendole che dopo pranzo avrei fatto la valigia e me ne sarei tornato a casa in treno. "Preferisco andare a lavorare piuttosto che perdere tempo a farmi prendere per i fondelli da te. Non sei di parola ed io non mi faccio prendere in giro da nessuno. Quando tornerò a casa, mi cercherò una persona affidabile e che sappia essere donna... almeno su una spiaggia deserta"; nel frattempo miravo verso i pescatori per evitare il suo sguardo e notai che i due con i quali avevo parlato si erano avvicinati ancora un pochino a noi, evidentemente cambiavano zona di pesca per cercare maggior fortuna, visto il misero bottino che avevano accumulato dall'alba.

Quest'ultima sfuriata fece il suo effetto, la cresta di Diana si abbassò di molto, ma ricominciò il solito patetico discorso sul suo senso di inferiorità che avevo sentito fino alla nausea per tutto l'inverno: "sono brutta, troppo bassa, mi trascuro ma se non mi trascurassi sarei brutta comunque, la gente è pettegola e maligna, avverto le critiche e i giudizi delle persone, qualunque cosa indosso mi sta male, se mi trucco sembro un pagliaccio, non esiste un taglio di capelli che mi sta bene, mi sento ridicola con una minigonna, con un babydoll, persino con un perizoma. Non ho un corpo slanciato, non è adatto per queste cose, non c'è niente da fare, sarei ridicola. A volte penso che vorrei superare queste barriere mentali, vestendomi e curandomi come tutte le altre ma poi non riesco a farlo e torno a sentirmi inferiore". Mi arrabbiai ancora di più perché le sue fissazioni non sono mai state veritiere, non era una top model, ma non era nemmeno la figlia di Fantozzi... e soprattutto mi arrabbiai perché così dicendo dimostrava di fregarsene di me e di non considerare i miei apprezzamenti, quelli cioè di una persona che l'ha sempre ritenuta graziosa ed arrapante, fin da subito. Rimarcai con molta veemenza quest'ultimo concetto, rafforzandolo con un elenco di tutti i ragazzi che in due giorni avevano visto ed apprezzato le sue tette ribelli: il ragazzo che camminava sul bagnasciuga il primo giorno, i due ragazzi di Napoli mentre giocavamo a carte il giorno precedente, i bagnini al bar la mattina stessa. "Evidentemente non sei così da buttare, altrimenti non ti avrebbero guardato di certo". Non replicò ma fece una smorfia di poca convinzione.

Azzardai a proporle un test: "vogliamo fare una prova? La spiaggia è deserta, ci sono solo quei pescatori laggiù, nessun altro potrebbe vederti, giudicarti o spettegolare, soltanto loro: mettiti in topless e cerca di capire se si accorgono di te, se ti apprezzano o no, non serve che ti metti il perizoma, se non ci riesci, ma queste tette così libertine ed indisciplinate come tu le definisci... qualcuno le ha già viste, in minima parte, in questi due giorni, quindi sono state in qualche modo... violate. Ormai dovresti avere meno problemi a mostrarle, giusto? Dai, a questo punto slaccia il reggiseno e toglilo, falle respirare per una volta...e se i pescatori gradiranno la scena, smetterai almeno di sentirti il perenne brutto anatroccolo del cavolo"
 

selpot

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  • #20
Diana replicò che stavo pretendendo troppo, non ci pensava nemmeno: mai si era privata del reggiseno al mare: inoltre, nonostante i due pescatori si fossero avvicinati di qualche metro, erano ancora abbastanza lontani per accorgersi subito del suo eventuale topless. Effettivamente aveva ragione, dovevano vederla da vicino semmai: mi ammutolii sempre più demoralizzato e nervoso: per distrarmi iniziai ad immaginare a cosa potermi eventualmente inventare senza che sembrasse un incontro premeditato: in pochi secondi bruciai tutte le soluzioni possibili: esclusi la passeggiata perché avremmo potuto farla anche dalla parte opposta in cui non c'era nessuno, esclusi anche un bagno perché l'avrebbero vista da lontano e solo per pochi istanti ed esclusi anche di spostarmi più vicino a loro con l'ombrellone perché non aveva senso: la spiaggia era tutta uguale: stesso caldo, stessa spiaggia, stesse dune, stesso vento ovunque"... ma poi una mezza idea pian piano prese forma e, senza nutrire alcuna speranza di far centro, la lanciai di getto a Diana con un'aria di sfida, tanto per avere un motivo in più per tornarmene a casa dopo il suo prossimo no: "facciamo così: torno io da loro con la scusa di farmi ripetere i nomi di alcune spiagge che mi hanno consigliato prima, (alcuni li avevo dimenticati davvero), senza portami dietro il telefono; quando sarò arrivato, aspetta un pochino e poi fa squillare il mio cellulare con il tuo e me lo porti, senza reggiseno, dicendo che è il mio capo. Fermati vicino a loro mentre fingo di parlare al telefono e vedi se ti guardano e come ti guardano, ci stai? Prendere o lasciare, nessun altro potrà accorgersi di ciò che starai facendo: ci siamo solo noi e loro". Aveva lo sguardo di chi viene messo con le spalle al muro, forse mi aveva visto davvero insoddisfatto e spazientito...ero realmente intenzionato a lasciarla ed a tornarmene a casa, in quel momento, penso si notasse chiaramente: Diana ci pensò su qualche secondo e poi mi chiese quanti anni avevano più o meno i due pescatori più vicini a noi, mentre cercava di scorgerli il meglio possibile: "Il più grande sui 45, il ragazzo non credo sia maggiorenne, avrà 16 anni più o meno". Volle sapere anche il numero e l'età dei pescatori più distanti "sono altre cinque persone, tre uomini sempre intorno alla cinquantina e due ragazzi di poco maggiorenni, apparentemente".
Non staccò lo sguardo da loro "Va bene dai, facciamo questa pagliacciata, ci provo, almeno capirai una volta per tutte che sono ridicola davvero, lo vedrai con i tuoi stessi occhi quanto rideranno di me i tuoi amici pescatori...e poi non ti prometto niente, non so se mostrerò qualcosa, non ho mai fatto questi spettacolini, sicuramente mi coprirò con le braccia, le mani, non ci riuscirò mai a esibirmi come se niente fosse , quindi non so cosa verrà fuori, ma ci provo, apprezza il gesto". Incredulo, risposi che nessuno avrebbe riso di lei se non si fosse coperta e che tutti l'avrebbero solo ammirata o ignorata, nella peggiore delle ipotesi. "Devi farlo soprattutto per te stessa, non solo per me". Brontolò qualcosa a voce bassa ma non captai le sue parole: ero un pò confuso e distratto da un momento di incertezza, non mi ero preparato ad una sua accettazione, non me l'aspettavo: nel mio cervello iniziava a scazzottare un insieme di emozioni contrastanti: un'eccitazione mai sentita prima, una precoce disillusione che non sarebbe mai venuta fin laggiù e con le tette al vento, la speranza di un miracolo, la rabbia per come continuava a calpestare la sua autostima, la gratitudine perché forse mi stava dimostrando di volerci almeno provare.
Si sdraiò con la schiena al sole e mentre snodava i lacci del reggiseno per evitare i segni dell'abbronzatura, mi chiese di portarle entrambi i cellulari. Glieli porsi, mi guardò con acida saccenza, scandendo lentamente ogni sillaba: "Hai pensato al fatto che potrebbe arrivarti una chiamata vera o un messaggio mentre parli al telefono per finta? Lo sai che il telefono ti squillerebbe? Ti faresti sgamare come uno scemo" Le risposi che è bello rischiare, quando ne vale la pena. Abbozzò un mezzo sorriso irritato, che soffocò di corsa: mi procurai il foglio e la penna che utilizzavo per i punteggi delle partite a carte e la salutai.
Ero un pò a corto di fiato, stavolta, nel camminare: colpa dell'adrenalina più che del caldo: sognavo che tutto andasse secondo i programmi, ma allo stesso tempo ero quasi rassegnato che non sarebbe mai venuta fin laggiù, mi ero preparato all'ennesima delusione e già mi vedevo in treno con la mia valigia la sera stessa. Raggiunsi i primi due pescatori in poco tempo, la distanza tra i due gruppi adesso era molto netta. "Allora, avete svoltato la giornata?" "Macché, oggi un si piglia nemmeno granchi"... Mi dissero che stavano per andare via, porca miseria: era quasi ora di pranzo; l'uomo più maturo aveva il turno di pomeriggio, mi rivelò di lavorare in una palestra come istruttore. Effettivamente aveva un bel fisico, anche il ragazzo cresceva bene, immaginai che frequentasse gratis la stessa palestra del padre, chissà. Alzai lo sguardo in lontananza e vidi che qualcuno dell'altro gruppo iniziava a radunare le varie attrezzature: stavano già smontando, accidenti. Loro due invece continuavano ancora a pescare, ma non avevano molti attrezzi dietro, avrebbero fatto presto ad andarsene e avevo detto a Diana di aspettare un pò prima di venire, ma tanto non sarebbe mai venuta, quindi il problema non si poneva nemmeno: domandai di nuovo i nomi delle spiagge che mi avevano consigliato pocanzi: mi piegai sulle gambe e li scrissi per bene sul foglio che avevo appoggiato su una loro cassetta di attrezzi da pesca, poi li guardai mentre si interrogavano tra di loro su un altro luogo che non mi avevano detto, ma di cui non ricordavano il nome. Notai il ragazzo mirare verso il mio ombrellone e cambiare volto all'improvviso, sembrava in ipnosi. Subito dopo iniziai a sentire la suoneria del mio cellulare sempre più definita. L'uomo si guardò intorno, continuando a stare rivolto verso il mare: "sento un suono, ma che è? boh..." Mi voltai anch'io e vidi una scena impossibile da dimenticare: Diana stava arrivando verso di noi, in topless, con il passo accelerato e una mano protesa in avanti che stringeva il mio cellulare: le sue tettone ballavano incontrollate, era straripante, meravigliosa: "ti sta chiamando il tuo capo, sbrigati a rispondere, sta suonando da un pò, questo ti licenzia prima o poi". Mi passò il telefono quasi con violenza: non avevo quasi il fiato per parlare, dall'adrenalina. Iniziai la mia finta telefonata di lavoro, arretrando di qualche metro verso le dune; stentavo a imbastire una conversazione credibile; Diana non se ne andava, era rimasta davanti a loro con le tette in mostra, i suoi capezzoli erano duri e sporgenti: la sentivo parlare: ogni tanto l'uomo la guardava con estremo interesse e lei cercava di coprirsi con un braccio: quando lui si voltava verso il mare per controllare la sua lenza, lei si scopriva di nuovo ed i suoi capezzoli lentamente tornavano a spuntare: il ragazzo invece non parlava e non riusciva a staccarle gli occhi di dosso per più di 5 secondi: se avesse abboccato una balena o un tonno credo non ne avrebbe avvertito alcuna percezione, in quel momento! Notavo che Diana si faceva guardare tranquillamente da lui, senza coprirsi, nonostante il suo palese arrapamento. Volevo follemente ascoltare bene quello che si dicevano, ma non riuscivo a sentire quasi nulla, specie quando dovevo abbozzare anch'io qualche frase per finta, così interruppi la chiamata e finsi di scrivere dei messaggi, percorrendo qualche passo in avanti. Ora riuscivo a sentire: lei si stava scusando per essersi presentata in quel modo: "Non ho avuto il tempo di rivestirmi, ho provato a chiamarlo a voce un sacco di volte ma non mi sentiva, pensavo di potergli lasciare il telefono a metà strada: scusatemi, ma il suo capo è tremendo, se non rispondi alle telefonate si infuria, gli dico sempre di portare con se il cellulare perché puntualmente questo tizio lo chiama quando lui si allontana o non può rispondere, sembra lo faccia apposta: mi sento davvero ridicola così. Vorrei tanto essere tipo Belen, invece faccio schifo, lo so, potete ridere se volete: non mi offendo". Il ragazzo timidamente le disse "Ma quale schifo, stai benissimo" ed il padre, senza guardarla, esclamò con il suo pittoresco toscanaccio: "Vuoi vedere cosa significa la parola "schifo"? Fatti una passeggiata laggiù, ci sono i nudisti, bravissime persone, per carità: 80,70,60 anni, qualcuno anche più giovane: uomini, donne pieni di grinze, di rotoli di pancia, di tette flosce, io li conosco da 20 anni e sono sempre stati così, non è che prima erano meglio: vai, va a vedere, vedrai che dopo comincerai ad apprezzarti: ti dico una cosa, ti do del tu perché sei giovane: lo dicevo prima al tuo ragazzo: faccio l'istruttore di palestra da quasi 18 anni, sai quanti piani di lavoro ho dovuto fare a fanciulle pelle ed ossa per scelta loro, o a ragazze di 150 chili? Non te lo immagini quante, se non fosse stato per lavoro mi sarei rifiutato di farlo. Quelle fanno schifo, non tu, eppure non si piangono addosso, avrebbero tanti motivi per piangere. E poi, le Belen che dici tu sono ben poche e se la tirano talmente tanto!! Non guardano nessuno, non parlano con nessuno, piene di sé, tempo due/tre settimane e tutti le odiano perché non è che siamo così grulli come pensano...e a 50 anni si ritroveranno sole a chiedersi come mai non hanno incontrato l'uomo della loro vita. Poverette! Io con il lavoro che faccio, di corpi ne vedo tanti, quindi te lo dico senza malizia: ognuno deve mostrare e valorizzare il meglio che ha, dentro e fuori: tu lo stai facendo e sei bellina, molto bellina, magari fossero tutte come te: il mio lavoro sarebbe molto più piacevole... e anche pescare su questa spiaggia sarebbe molto più piacevole: si voltò un attimo verso di lei che stavolta non si coprì, le sorrise e si girò nuovamente verso il galleggiante. Diana, scherzando, gli chiese un piano di lavoro personalizzato per rassodare glutei, cosce e per crescere in altezza e lui ridendo rispose che poi sarebbe diventata perfetta, ma che la perfezione non aiuta: disse che " le donne più belle e sexy sono quelle un pochino imperfette, perché quelle perfette sono tutte uguali, alla lunga stancano, sono troppo scontate, non hanno fascino, te lo dice Andrea, vai benissimo così...e se te lo dice Andrea, puoi crederci. Una con la tua sensualità non l'avevo mai vista su questa spiaggia in tanti anni". Lei ridendo lo pregò di non esagerare, altrimenti si sarebbe illusa.
Volevo riavvicinarmi per iniziare a congedarci, ma mi piaceva troppo vedere Diana parlare con loro, con il suo seno nudo quasi in faccia a quel giovanotto in estasi totale e con il padre che la riempiva di complimenti e la incoraggiava con una grande maestria, senza farla vergognare. Notavo che lei si stava sciogliendo sempre di più, da molti minuti aveva smesso alzare il braccio per coprirsi e nonostante si accorgesse che il ragazzo le stava vicinissimo e la fissava frequentemente da un quarto d'ora con tenace intensità, lo lasciava guardare senza problemi... le areole in quel momento erano dilatate, perfettamente lisce e rotonde, un capolavoro. Mi eccitava il fatto che una iniziale esibizione forzata e con qualche impaccio si era trasformata in una simpatica e stimolante chiacchierata, senza inibizioni da parte di nessuno, incentrata sul tema di un topless esplosivo e a dir poco apprezzato, un topless che sembrava improbabile fino a pochi minuti prima sotto l'ombrellone e nemmeno lontanamente immaginabile alla presenza di due uomini compiaciuti ad un metro di distanza con i quali peraltro Diana riusciva persino a parlare, a ridere, a scherzare.
Stava trascorrendo troppo tempo, però e non volevo che il pretesto iniziale di avvicinamento perdesse di credibilità. Tornai da loro e salutai di nuovo: il ragazzo, nel sentirmi, cercò di riprendersi e, per la prima volta, staccò finalmente lo sguardo dalle tette per più di 20 secondi, prima di ricaderci di nuovo; l'uomo invece si girò subito verso di me: in prima battuta mi chiese com'era andata con il capo e poi scherzando mi rimproverò di non saper infondere a una ragazza così interessante la necessaria autostima: "trattala bene altrimenti te la rubo". Avrei voluto rispondergli che cercavo da quasi un anno di svegliare ed alimentare l'autostima di Diana, ma il contesto era troppo intrigante e preferii evitare, per non ripiombare nei soliti tragici discorsi stile brutto anatroccolo. Allora mi girai verso il ragazzo per coinvolgerlo un pò e gli dissi sorridendo "hai sentito tuo padre cosa dice alla mia ragazza? Non intervieni?? Io sarei più felice se me la rubassi tu, almeno sei giovane": lui si riconnesse con il resto del mondo, recuperò l'uso della parola rispolverando la stessa spontaneità che aveva usato quando mi chiese se fossimo nudisti e si fece scappare uno schietto "magari, te la ruberei subito!!", guardai un secondo Diana che aveva iniziato a ridere compiaciuta ed a suo agio: il giovanotto non mi diede il tempo di ribattere e chiarì che l'uomo non era suo padre, ma solo un amico di famiglia che gli aveva trasmesso la passione per la pesca. Indicò il gruppo più lontano e disse che suo padre era là in mezzo, l'uomo confermò dicendo che anche il "su figliolo" era rimasto con l'altro gruppo. Qualcuno li chiamò da lontano e li sollecitò a ritirare le lenze per andare via e anche noi ci guardammo e con un cenno di intesa decidemmo che era il momento di tornare al nostro ombrellone. Diana avanzò ancora di qualche passo e strinse la mano al ragazzo, salutandolo senza coprirsi minimamente e quasi sfiorandolo con i seni; poi si avvicino ad Andrea stringendo la mano anche a lui, li ringraziò "di tutto" e l'uomo rispose "grazie a te, speriamo di rivederci". Ci chiese fino a quando saremmo rimasti in vacanza, rispondemmo che il sabato successivo saremmo dovuti rientrare alla base e lui, abbozzando una smorfia di dispiacere, rispose che loro sarebbero tornati non prima dello stesso Sabato, per poi venire nuovamente la Domenica ed il Lunedì mattina. "Un vero peccato", pensai. Recuperai carta e penna, salutammo di nuovo e iniziammo la nostra ritirata.

Ragazzi: ci sarebbe anche un discreto epilogo da raccontarvi, ma solo se vi interessa... ho letto pochi commenti entusiastici finora, mi sono dilungato già troppo e non vorrei annoiarvi ancora!! Ditemi voi.
 

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