Esperienza reale La prima vacanza trasgressiva - Introduzione

Savinko74

"Verginello"
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Ragazzi, un solo chiarimento: di inventato in questo racconto non c'è nulla, ci tengo a specificarlo. Ho descritto fedelmente quello che è successo nella realtà. Molte tendenze di Diana continuano a concretizzarsi anche attualmente, altre no, altre ancora sono sopraggiunte negli anni a seguire... se vi farà piacere continuerò a scrivere, ma sappiate fin da subito chè narrarò solo fatti REALMENTE AVVENUTI, finché avrò da raccontarne. Grazie a tutti
sono racconti meravigliosi, Diana è davvero intrigante nella sua fisica normalità. Non c'è nulla di meglio al mondo.
Continua a deliciarci.
 

selpot

"Voglio sverginarmi!"
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Ma Diana sa che stai raccontando a tutti noi? Che ne pensa?
No, Diana è ignara dei racconti e dell'esistenza di questo sito, mi spiace deludervi: se sapesse sarebbe la fine... è molto rigorosa e selettiva, ancora oggi deve essere lei a scegliere a chi mostrarsi e a chi raccontarsi, quindi non accetterebbe una situazione del genere
 

selpot

"Voglio sverginarmi!"
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Certo che siamo interessati ed intrigati e non aspettiamo altro che sentire nuovi episodi, ma credimi: veri, verosimili o di fantasia; a noi non cambia nulla, i racconti sono stupendi tutti ci siamo fatti in testa una nostra immagine di Diana e tutti raffiguriamo te e lei in coppia nelle nostre menti e quello che conta è leggerli e partecipare con la nostra fantasia.
Reale o irreale si fondono nelle nostre menti con le tue parole e creano momenti di solo bellezza.
A me personalmente i racconti di fantasia non eccitano molto, spesso non li leggo nemmeno. Quindi per me c'è molta differenza tra un racconto vero e uno finto, per questo ho voluto precisare che il mio è autentico
 

marcoforte

"Phica.net dipendente"
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un altro fantastico capitolo che ha regalato emozioni ed eccitazione in dosi abbondanti.
spero davvero di rileggere presto di Diana e delle sue eccezionali esibizioni ;)
grazie!
 

peppe1133

"Verginello"
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"Ho capito, ho capito: sei tutta nuda in mezzo ai tuoi prediletti, ora puoi anche riabbassare le braccia, altrimenti non sarò l'unico a notarlo quaggiù!" Diana sembrò attivare la nostra telepatia e nascose bruscamente i suoi polsi in acqua, continuando a puntarmi con audacia ed insistenza. Senza gesticolare in maniera eccessiva, cercai di mimarle di avvicinarsi un pochino alla riva, perché l'altezza dell'acqua non permetteva di ammirare il suo corpo: rifiutò con la testa il mio invito, accennandomi con una mano di attendere e di pazientare. Mi voltai verso la spiaggia, fingendo di controllare la nostra postazione: l'indifferenza e la disattenzione generali parevano regnare ancora sovrane: inoltre la comitiva di trentenni era in procinto di andarsene ma il loro semplice rivestirsi aumentava a dismisura i decibel di ogni singola voce, al punto di ridestare dal sonno l'intera famiglia dietro di noi: marito e moglie miravano in cagnesco la combriccola per la troppa confusione, mentre i due figli tentavano ancora mezzi addormentati di spostare i loro asciugamani dall'ombra al sole. Diana nel frattempo aveva iniziato a predisporre una curiosa barriera a semicerchio intorno a sé, lasciando una maggiore apertura visiva solo a favore della mia prospettiva; i ragazzi obbedivano a menadito ai suoi ordini di posizionamento, in quel momento ebbi la sensazione di assistere ad una sorta di scena calcistica prima della battuta di un calcio di punizione ed oltre ad una eccitazione sempre crescente mi trovai a sorridere di gusto nel vedere quei giovanotti muoversi millimetricamente a comando, secondo le indicazioni di Diana.

"Chissà cosa avrà in mente", iniziai a pensare arrapatissimo, ma il tempo non mi fu sufficiente per immaginare qualche opzione possibile. Vidi Diana distendersi in un morto a galla a gambe aperte, con le sue tettone affioranti a pelo d'acqua, riuscii a distinguere nitidamente anche i suoi capezzoli turgidi ed esplosivi che puntavano dritti verso il sole. Dopo qualche minuto di perfetta staticità i ragazzi avanzarono uno alla volta avvicinandosi a lei per guardare ogni centimetro del suo corpo ancora più da vicino, mantenendo una perfetta posizione di copertura da eventuali e retrostanti sguardi indiscreti. Diana iniziò ad agitare le gambe con leggeri movimenti di apertura e chiusura, spalancandole di tanto in tanto; subito dopo toccò il suo seno sinistro con la mano, stringendolo con energia mentre guardava i ragazzi di fronte con espressioni provocanti, senza perdere il sorriso.

Notai che alcuni giovanotti perdevano talvolta l'equilibrio e la stabilità, soprattutto a causa di impercettibili sollecitazioni delle mani sui loro membri. Uno di loro, meno vivace ed interessato in fase conoscitiva, era invece il più convinto e stimolato in quel momento ed a differenza degli altri non sembrava in grado di mascherare agli occhi della gente la sua masturbazione in corso, a causa della sua irruenza.

Molti di loro durarono davvero pochissimo, qualche decina di secondi forse, evidentemente la loro fase di arrapamento era iniziata ben prima del morto a galla di Diana che d'improvviso cambiò posizione, dopo aver parlato e sorriso a lungo ad uno dei "ritardatari": si piazzò di fronte a lui ed iniziò a saltellare, consentendo alle tettone di apparire moderatamente, con balzi sinuosi e straripanti. Vidi il ragazzo scattare tre o quattro volte e contorcersi su se stesso dopo qualche istante, era impossibile resisterle a lungo. Mancava solo un giovane per completare l'opera: Diana si rivolse anche a lui, quasi a chiedergli cosa desiderasse vedere per un'erezione soddisfacente: il ragazzo sorridendo indicò con un dito verso la riva, subito dopo tutti gli altri arretrarono di qualche metro senza girarsi, continuando a nasconderla più che potessero, lei li seguì: il suo corpo lentamente venne liberato dall'acqua: prima le tette, poi l'addome, dopo i fianchi, stop: Diana sembrò concordare qualcosa con il ragazzo e si fermò davanti a lui, in attesa: si guardò intorno, prima di avanzare di qualche passo, esibendo la sua fica al giovanotto che scoppiò all'istante. Poi tutti insieme si tuffarono per un bagno ricostituente. Vidi Diana slacciare dal polso il suo perizoma e indossarlo con circospezione, il reggiseno continuava invece a rimanere al proprio posto. Si allontanò da loro con alcune bracciate più energiche, i ragazzi invece virarono a nuoto con calma ed accortezza dalla parte opposta, in vicinanza del loro ombrellone e uscirono in verticale, raggiungendolo senza deviazioni. Notai che miracolosamente non venivano sommersi da sguardi di rimprovero o di condanna: possibile che nessuno si fosse accorto di una scena del genere? Non capii se esserne sollevato o dispiaciuto.

Mentre Diana proseguiva il suo bagno al largo, mi alzai dalla battigia ed entrai in acqua, spalle al mare. Avvertii l'esigenza di capire quante persone potessero aver visto e giudicato l'accaduto, ma il mio stupore non si interruppe: nessun volto mi puntava, nessun altro rideva di me, gli sguardi di alcuni furono assolutamente, innocui, sfuggevoli ed inespressivi.

Tornai allora al mio asciugamano, per attendere impaziente l'uscita dall'acqua di Diana, che nel frattempo si era spostata nuotando verso sinistra. Erano quasi le 16.30: secondo i programmi concordati, avremmo dovuto già essere ripartiti verso casa, ormai, ma poco mi importava: il mio unico pensiero era di chiudere in bellezza, godendomi il sedere e le tettone svergognate di quel capolavoro che non avrei mai lasciato per nessun'altra...

Diana ancora una volta sembrò leggermi nel pensiero e dopo aver mirato in direzione dei nostri posti, iniziò il suo riavvicinamento, muovendosi trasversalmente. Avrei prosciugato il mare per poter vedere il suo culo, ma era inutile smaniare, entro pochi istanti il suo eccitante lato B sarebbe emerso con totale naturalezza. A rilento raggiunse la riva, si sollevò mostrando le tettone all'intera spiaggia, senza accennare a coprirsi. Sostò sulla battigia per iniziare ad asciugarsi. Mi chiese che ora fosse e nel girarmi verso la borsa per afferrare il telefono notai che uno dei ragazzi dietro di noi la stava puntando con un'espressione a dir poco libidinosa.

"Le quattro e mezza!?!? Di già! Dobbiamo andare, si sta facendo troppo tardi". Il ragazzo avanti a noi distinse la sua voce e immediatamente si alzò dalla posizione sdraiata, aprendo gli occhi: i capezzoli di Diana esplodevano di fronte a lui: cercò di desistere, di guardarsi intorno, di incrociare lo sguardo della sua distratta compagna, ma fu inutile: dopo pochi secondi le tettone di Diana riempirono nuovamente il suo panorama ravvicinato. Frattanto avvertii alcuni granelli di sabbia colpirmi sulla schiena: uno dei figlioli alle nostre spalle si era evidentemente svegliato in via definitiva, passando a pochi centimentri da me e, strana coincidenza, andò a sistemarsi sul bagnasciuga, con i piedi in acqua: mirò l'orizzonte per pochi attimi, prima di girarsi con il preciso intento di analizzare ogni centimentro del sedere di Diana e del profilo delle sue tette. Lei avvertì la sua presenza, si girò consentendogli anche un'attenta e nitida valutazione dei suoi seni gocciolanti. Rimosse il reggiseno dal suo polso senza indossarlo, si avvicinò al suo asciugamano rovente e lo stese ad asciugare, prima di tornare sulla battigia: si piegò in avanti per sciacquarsi le mani, regalandoci una spettacolare inquadratura del suo culo già abbronzato: "L'acqua oggi è davvero calda, sono appena uscita e si sta meravigliosamente, sei ancora in tempo per un tuffo". Il ragazzo sembrò assolutamente sorpreso ed impacciato nel parlare per la prima volta nella sua vita con una tettona in topless e perizoma a brevissima distanza, che mostrava il suo seno con una disinvoltura disarmante: "No no, mi bagno solo i piedi per abbassare la temperatura corporea, non mi va di entrare in acqua... proprio adesso." Diana gli sorrise compiaciuta, continuando a mostrarsi senza ritegno: "Capisco capisco, fai pure! Per noi questo è l'ultimo giorno... tra poco la nostra vacanza sarà finita, purtroppo" Il ragazzo la guardò con un'intensità ancora maggiore: "Già... purtroppo, è un vero peccato... e dove ti abbronzerai da domani?"

"Bella domanda" rispose Diana: "Con queste vesti... da nessuna parte probabilmente. In altre vesti non mi va più di rientrare: quindi è un gran dilemma, chissà!"

Il giovanotto venne richiamato severamente dalla sua famiglia, in particolare dalla madre che con ogni probabilità captò il suo evidente interesse alle forme di Diana. Lo seguimmo anche noi, raggiungendo i nostri asciugamani, dopo aver regalato un sorriso al ragazzo fidanzato che aveva assistito imbambolato all'intera chiacchierata di Diana con il giovane. Si sdraiò per alcuni minuti con i seni al vento e con le gambe abbastanza aperte, noncurante degli sguardi allupati ed ininterrotti dei nostri vicini, poi si voltò a pancia sotto, per circa mezz'ora, quasi addormentandosi: il suo sedere al sole, visto da così vicino, incentivava ed autorizzava le mie mani ad affondare, ma lo sguardo rude ed ispettivo della mamma dietro di noi scoraggiò il mio intento. "Mi prendi il costume giallo nella borsa? Non posso ripartire tutta bagnata, devo cambiarmi" Obbedii sull'attenti, Diana si girò di nuovo con il seno in mostra, nello stesso istante in cui anche il ragazzo fidanzato proiettò il suo sguardo verso di lei: "mi dai anche qualcosa per coprirmi? Una delle magliette magari... ". Le consegnai la mia: Diana la appoggiò sopra il suo perizoma, nascondendolo. Poi lo sfilò senza esitare. Un generoso scorcio della sua fica per qualche istante venne catturato dalla perfetta traiettoria visiva dell'incredulo ragazzo che non riuscì a staccarle gli occhi di dosso. Diana scelse allora di indossare con un minimo ritardo lo slip di ricambio, regalandoci molti secondi in più di libidine assoluta.

"E ora a casa, coraggio: può bastare così, non sei d'accordo!?" Le risposi con un'eloquente smorfia di dispiaciuta approvazione. Finimmo di rivestirci e raccogliemmo i nostri bagagli da spiaggia, prima di avviarci verso il parcheggio... Diana dispensò gli ultimi sorrisi e saluti a tutti coloro che l'avevano ammirata durante il giorno, con particolare riguardo al suo gruppo di malandrini prediletti che ricambiarono con espressioni di estrema riconoscenza e venerazione.

L'accensione del motore dell'auto fu preceduta da un bacio lunghissimo, colmo di piacere, di appagamento e di riconoscenza reciproca: il sipario su quella vacanza indimenticabile potè finalmente calare.
Bravissimo Selpot, i tuoi racconti sono genuini e ti fanno percepire di leggere di una coppia ''normale'' , con i limiti che abbiamo tutti e che , chi più chi meno, proviamo a valicare per sentire quella adrenalina che ci fa sentire vivi.
Chiedo con curiosità un particolare.
Come sono arrivati i ragazzi dall'avvicinarsi a Diana a masturbarsi di fronte a lei?
Cioè non è un passaggio normale nè scontato...un input immagino ci sia stato che ha fatto capire loro di poter passare oltre.
 

selpot

"Voglio sverginarmi!"
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  • #269
Bravissimo Selpot, i tuoi racconti sono genuini e ti fanno percepire di leggere di una coppia ''normale'' , con i limiti che abbiamo tutti e che , chi più chi meno, proviamo a valicare per sentire quella adrenalina che ci fa sentire vivi.
Chiedo con curiosità un particolare.
Come sono arrivati i ragazzi dall'avvicinarsi a Diana a masturbarsi di fronte a lei?
Cioè non è un passaggio normale nè scontato...un input immagino ci sia stato che ha fatto capire loro di poter passare oltre.
Questo aspetto sarà il fulcro del prossimo capitolo, non vorrei quindi espormi troppo, ma posso anticipare che non fu un'iniziativa dei ragazzi quella di masturbarsi: diciamo che furono indotti, o quasi costretti...
 

trabuz

"Verginello"
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Ma solo a me lo stile (superlativo) di scrittura, una certa propensione alla condivisione della propria dolce metà ed il nome (Diana) danno un certo brivido?

:)
 

mr.pinky

"Verginello"
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Questo aspetto sarà il fulcro del prossimo capitolo, non vorrei quindi espormi troppo, ma posso anticipare che non fu un'iniziativa dei ragazzi quella di masturbarsi: diciamo che furono indotti, o quasi costretti...
dopo quest'anticipazione rendi ancora più spasmodica l'attesa!!!!
 

andrea13

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Complimenti selpot, i tuoi racconti ci costringono a stare attenti e leggerli nei minimi dettagli!! Ti rinnovo i complimenti e ti confesso che sono super invidioso di te!!! 😅
 

ConteAndre

"Verginello"
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selpot, da un po' non commento perché i tuoi racconti non ne hanno bisogno. sono fantastici, ma hanno una grossa pecca... finiscono 😂 in ogni caso vorrei lanciarti un'idea che se non ricordo male fu proposta tempo fa da qualcuno.

che ne pensi di creare, o far creare un file pdf tipo ebook con il racconto della prima vacanza tutto insieme?
 

selpot

"Voglio sverginarmi!"
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Ammissioni, dettagli proibiti, preferenze, svelamenti, il tutto racchiuso in un bilancio: era ciò che desideravo impetuosamente ottenere durante il nostro viaggio di ritorno.

Morivo dalla smania di saperne di più, dalla voglia di conoscere ogni sensazione taciuta e custodita nella sua mente, di sapere quali fossero state le ragioni delle sue scelte, delle sue provocazioni, della sua crescente metamorfosi; ma Diana conquistò fin da subito l'egemonia sugli argomenti da trattare in macchina, immergendosi senza indugio in discorsi riguardanti le pulizie della sua cameretta, i prossimi compleanni dei parenti o i problemi di lavoro. Sembrava provenissimo da una comune vacanza priva di sussulti, oppure da una sagra mangereccia o da un centro commerciale. Dopo 5 minuti di percorso lei era già tornata quella di sempre, con il suo cervello in pieno fervore tra impegni da programmare, faccende da sbrigare, appuntamenti ormai improrogabili e guai familiari.

Paradossalmente non mi sentii del tutto deluso dal suo atteggiamento: al contrario iniziai ad avvertire un'anomala e profonda eccitazione nel pensare che la comune e trascurata ragazza acqua e sapone al mio fianco, che si stava rituffando nei normali impegni di vita quotidiana, era la stessa che fino a pochi minuti prima si mostrava completamente nuda in acqua in mezzo a sei ragazzi che si masturbavano, che si era esibita in un nudo integrale sul lettino di uno stabilimento a pochi centimetri dal bagnino, che aveva passeggiato in topless e perizoma da sola sulla battigia per chilometri, fino a raggiungere i suoi pescatori preferiti, pur di sfoggiare spudoratamente davanti a loro il suo sedere e le sue tettone. Questa sorta di doppia personalità che avvertivo affiorare in lei mi galvanizzava e scatenava in me le fantasie più irruente e passionali.

Ebbi come la sensazione che la sua improvvisa e ritrovata normalità fosse soltanto una tattica, uno strano gioco che mi piaceva, se gioco fosse stato: tornare ad apparire come la seria, umile, sottovalutata Diana, che snobba o nasconde l'argomento più scontato e coinvolgente in quel momento, per rispolverarlo magari nelle giuste occasioni o nei momenti d'intimità... una strategia molto accattivante e suggestiva!

E se invece mi stavo solo illudendo!? In fondo la mia, più che una sensazione era una speranza, non supportata da suoi segnali inequivocabili o da sguardi provocanti. La convinzione e la naturalezza con cui Diana parlava delle sue colleghe, dei panni da lavare o di autovelox poteva significare realmente aver chiuso i battenti di una settimana particolare ma già lasciata alle spalle, a favore di un ricatapultarsi all'indietro verso la routine e le abitudini di sempre, comprese quelle puramente balneari.

La tentazione di incanalare il dialogo verso temi a me più congeniali divenne insistente e difficilmente gestibile, ma temendo di spezzare determinati equilibri, decisi di accontentarmi degli immensi doni ricevuti fino a pochi minuti prima e di sostenere ed alimentare i suoi argomenti, confidando in momenti migliori per soddisfare la mia brama di sapere, di capire, di approfondire tutto ciò che aveva balenato nei suoi pensieri durante la vacanza.

Spinto da un'attrazione atipica, quasi involontaria, mi giravo sovente verso di lei per osservare il suo corpo, apparentemente diverso dal solito, ai miei occhi: eppure per almeno una decina di volte, di ritorno dal mare, l'avevo ricordata con un paio di pantaloncini ed una vecchia t-shirt che copriva il reggiseno di un costume: cosa mi arrapava così tanto di una innocua immagine trita e ritrita? Forse l'idea che sotto quella maglietta sformata si nascondevano due grandi seni stavolta abbronzati, che si erano mostrati liberamente e senza alcuna remora a decine di persone, a ragazzi allupati ed intraprendenti, a pescatori, a padri di famiglia, bagnini, persino a qualche anziano... e quei pantaloncini celavano un sedere che finalmente aveva potuto scoprirsi, sentire il calore del sole e sul quale erano caduti centinaia di sguardi calamitati.

A proposito: pensai che al mio ritorno sarebbe stato urgente ed opportuno dedicarmi ad un rinnovo e soprattutto ad un deciso stravolgimento del "parco bikini" di Diana, nel quale avrebbero dovuto d'ora in avanti prevalere in modo considerevole perizomi: così facendo avrei potuto scoraggiarla a percorrere eventuali passi indietro ed incentivarla a gettare via quegli odiosi mutandoni sfibrati e malconci che l'avevano contraddistinta fin dall'adolescenza su ogni spiaggia. Certo, anche in questo caso dovevo cercare di essere ponderato e di non esagerare nella quantità e nelle dimensioni: questo genere di iniziative da parte mia non era mai stato gradito precedentemente, in quelle rare occasioni in cui le avevo consegnato un pacchetto con dentro un paio di autoreggenti o una chemise trasparente. Mi tornarono alla mente con preoccupazione alcune delle sue sfuriate più categoriche, talmente inesplicabili e mortificanti da rovinarmi intere serate o settimane.

"Lo vuoi capire che sono ridicola con questa roba addosso? Se non ho mai messo piede in un negozio di intimo ci sarà un motivo..."

"Se provi a ripresentarti con un regalo del genere, ti lascio, sei avvertito: io sto bene con le mie tute, i miei calzini ed i miei jeans, tutto ciò che è sexy non mi appartiene e mi imbarazza"

"Accettami come sono perché io non cambierò MAI, né per te, né per chiunque altro: quindi se hai determinate esigenze hai sbagliato persona"

Facile a dirsi all'epoca, difficile da credere ormai, dopo una settimana di inaspettata ma altissima carica erotica. La sua coerenza e risolutezza nel rifiuto della sua femminilità sembravano misteriosamente dissolte. Tale constatazione mi costringeva tuttavia a valutare anche un aspetto nuovo del carattere di Diana: l'imprevedibilità, finora del tutto sconosciuta, mai emersa né minimamente trapelata prima della vacanza. Le sue volontarie e compiaciute esibizioni avrebbero dovuto convincermi che la strada era finalmente in discesa per me e per le mie aspettative e che avevo appena vissuto solo l'inizio di un percorso colmo di libidine e di esperienze trasgressive.

Eppure mi sembrava tutto troppo bello per essere vero, non mi fidavo pienamente delle ovvie considerazioni che si raggiungono dopo aver tirato le somme... no, qualcosa mi diceva che stava per arrivare il momento più difficile: nuovi e complicati ostacoli mi attendevano e dovevo essere abile ed equilibrato nel gestirli e superarli in maniera vincente. Mi sentivo decisamente in apprensione: Diana sembrava avesse già cancellato tutto, dimenticato i suoi topless , ogni sguardo sul suo corpo, ogni erezione provocata, come non fossero mai avvenuti e questa consapevolezza era suffragata dalle solite chiacchiere piatte e banali sulla quotidianità che ero pressoché costretto ad ascoltare da quasi due ore.

Inoltre, il pensiero di dover rientrare ognuno a casa propria e di trascorrere almeno una settimana a distanza obbligata a causa dei reciproci impegni di lavoro innescava in me una cospicua dose di pessimismo. Peccato: se avessimo convissuto oppure se fossimo stati liberi di vederci almeno di sera avrei potuto tenere viva la fiammella, convogliando la memoria ed il dialogo sui temi caldi che mi interessava sviluppare ad ogni costo. Mi venne voglia di chiederle di colpo cosa ne pensasse di andare a convivere, ma il mio innato bisogno di libertà e quel briciolo di coscienza residuo che avvertivo soffocarono sul nascere la mia folle ed azzardata pianificazione.

La totale assenza di fremiti e di civetteria ci condusse fino a sera, affiancata da una crescente stanchezza reciproca che scoraggiò qualunque iniziativa da parte mia: dopo aver portato i bagagli di Diana nella sua camera mi fermai solo per pochi minuti per un rapido resoconto geografico della vacanza con i suoi genitori: mi accompagnò poi alla porta e ci congedammo sorridenti e sereni, come sempre, ahimè...
 

bob68

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Morivo dalla smania di saperne di più, dalla voglia di conoscere ogni sensazione taciuta e custodita nella sua mente, di sapere quali fossero state le ragioni delle sue scelte, delle sue provocazioni, della sua crescente metamorfosi; ma Diana conquistò fin da subito l'egemonia sugli argomenti da trattare in macchina, immergendosi senza indugio in discorsi riguardanti le pulizie della sua cameretta, i prossimi compleanni dei parenti o i problemi di lavoro. Sembrava provenissimo da una comune vacanza priva di sussulti, oppure da una sagra mangereccia o da un centro commerciale. Dopo 5 minuti di percorso lei era già tornata quella di sempre, con il suo cervello in pieno fervore tra impegni da programmare, faccende da sbrigare, appuntamenti ormai improrogabili e guai familiari.

Paradossalmente non mi sentii del tutto deluso dal suo atteggiamento: al contrario iniziai ad avvertire un'anomala e profonda eccitazione nel pensare che la comune e trascurata ragazza acqua e sapone al mio fianco, che si stava rituffando nei normali impegni di vita quotidiana, era la stessa che fino a pochi minuti prima si mostrava completamente nuda in acqua in mezzo a sei ragazzi che si masturbavano, che si era esibita in un nudo integrale sul lettino di uno stabilimento a pochi centimetri dal bagnino, che aveva passeggiato in topless e perizoma da sola sulla battigia per chilometri, fino a raggiungere i suoi pescatori preferiti, pur di sfoggiare spudoratamente davanti a loro il suo sedere e le sue tettone. Questa sorta di doppia personalità che avvertivo affiorare in lei mi galvanizzava e scatenava in me le fantasie più irruente e passionali.

Ebbi come la sensazione che la sua improvvisa e ritrovata normalità fosse soltanto una tattica, uno strano gioco che mi piaceva, se gioco fosse stato: tornare ad apparire come la seria, umile, sottovalutata Diana, che snobba o nasconde l'argomento più scontato e coinvolgente in quel momento, per rispolverarlo magari nelle giuste occasioni o nei momenti d'intimità... una strategia molto accattivante e suggestiva!

E se invece mi stavo solo illudendo!? In fondo la mia, più che una sensazione era una speranza, non supportata da suoi segnali inequivocabili o da sguardi provocanti. La convinzione e la naturalezza con cui Diana parlava delle sue colleghe, dei panni da lavare o di autovelox poteva significare realmente aver chiuso i battenti di una settimana particolare ma già lasciata alle spalle, a favore di un ricatapultarsi all'indietro verso la routine e le abitudini di sempre, comprese quelle puramente balneari.

La tentazione di incanalare il dialogo verso temi a me più congeniali divenne insistente e difficilmente gestibile, ma temendo di spezzare determinati equilibri, decisi di accontentarmi degli immensi doni ricevuti fino a pochi minuti prima e di sostenere ed alimentare i suoi argomenti, confidando in momenti migliori per soddisfare la mia brama di sapere, di capire, di approfondire tutto ciò che aveva balenato nei suoi pensieri durante la vacanza.

Spinto da un'attrazione atipica, quasi involontaria, mi giravo sovente verso di lei per osservare il suo corpo, apparentemente diverso dal solito, ai miei occhi: eppure per almeno una decina di volte, di ritorno dal mare, l'avevo ricordata con un paio di pantaloncini ed una vecchia t-shirt che copriva il reggiseno di un costume: cosa mi arrapava così tanto di una innocua immagine trita e ritrita? Forse l'idea che sotto quella maglietta sformata si nascondevano due grandi seni stavolta abbronzati, che si erano mostrati liberamente e senza alcuna remora a decine di persone, a ragazzi allupati ed intraprendenti, a pescatori, a padri di famiglia, bagnini, persino a qualche anziano... e quei pantaloncini celavano un sedere che finalmente aveva potuto scoprirsi, sentire il calore del sole e sul quale erano caduti centinaia di sguardi calamitati.

A proposito: pensai che al mio ritorno sarebbe stato urgente ed opportuno dedicarmi ad un rinnovo e soprattutto ad un deciso stravolgimento del "parco bikini" di Diana, nel quale avrebbero dovuto d'ora in avanti prevalere in modo considerevole perizomi: così facendo avrei potuto scoraggiarla a percorrere eventuali passi indietro ed incentivarla a gettare via quegli odiosi mutandoni sfibrati e malconci che l'avevano contraddistinta fin dall'adolescenza su ogni spiaggia. Certo, anche in questo caso dovevo cercare di essere ponderato e di non esagerare nella quantità e nelle dimensioni: questo genere di iniziative da parte mia non era mai stato gradito precedentemente, in quelle rare occasioni in cui le avevo consegnato un pacchetto con dentro un paio di autoreggenti o una chemise trasparente. Mi tornarono alla mente con preoccupazione alcune delle sue sfuriate più categoriche, talmente inesplicabili e mortificanti da rovinarmi intere serate o settimane.

"Lo vuoi capire che sono ridicola con questa roba addosso? Se non ho mai messo piede in un negozio di intimo ci sarà un motivo..."

"Se provi a ripresentarti con un regalo del genere, ti lascio, sei avvertito: io sto bene con le mie tute, i miei calzini ed i miei jeans, tutto ciò che è sexy non mi appartiene e mi imbarazza"

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Facile a dirsi all'epoca, difficile da credere ormai, dopo una settimana di inaspettata ma altissima carica erotica. La sua coerenza e risolutezza nel rifiuto della sua femminilità sembravano misteriosamente dissolte. Tale constatazione mi costringeva tuttavia a valutare anche un aspetto nuovo del carattere di Diana: l'imprevedibilità, finora del tutto sconosciuta, mai emersa né minimamente trapelata prima della vacanza. Le sue volontarie e compiaciute esibizioni avrebbero dovuto convincermi che la strada era finalmente in discesa per me e per le mie aspettative e che avevo appena vissuto solo l'inizio di un percorso colmo di libidine e di esperienze trasgressive.

Eppure mi sembrava tutto troppo bello per essere vero, non mi fidavo pienamente delle ovvie considerazioni che si raggiungono dopo aver tirato le somme... no, qualcosa mi diceva che stava per arrivare il momento più difficile: nuovi e complicati ostacoli mi attendevano e dovevo essere abile ed equilibrato nel gestirli e superarli in maniera vincente. Mi sentivo decisamente in apprensione: Diana sembrava avesse già cancellato tutto, dimenticato i suoi topless , ogni sguardo sul suo corpo, ogni erezione provocata, come non fossero mai avvenuti e questa consapevolezza era suffragata dalle solite chiacchiere piatte e banali sulla quotidianità che ero pressoché costretto ad ascoltare da quasi due ore.

Inoltre, il pensiero di dover rientrare ognuno a casa propria e di trascorrere almeno una settimana a distanza obbligata a causa dei reciproci impegni di lavoro innescava in me una cospicua dose di pessimismo. Peccato: se avessimo convissuto oppure se fossimo stati liberi di vederci almeno di sera avrei potuto tenere viva la fiammella, convogliando la memoria ed il dialogo sui temi caldi che mi interessava sviluppare ad ogni costo. Mi venne voglia di chiederle di colpo cosa ne pensasse di andare a convivere, ma il mio innato bisogno di libertà e quel briciolo di coscienza residuo che avvertivo soffocarono sul nascere la mia folle ed azzardata pianificazione.

La totale assenza di fremiti e di civetteria ci condusse fino a sera, affiancata da una crescente stanchezza reciproca che scoraggiò qualunque iniziativa da parte mia: dopo aver portato i bagagli di Diana nella sua camera mi fermai solo per pochi minuti per un rapido resoconto geografico della vacanza con i suoi genitori: mi accompagnò poi alla porta e ci congedammo sorridenti e sereni, come sempre, ahimè.
.non vedo l ora di gustarmelo
 

ellebi

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Ammissioni, dettagli proibiti, preferenze, svelamenti, il tutto racchiuso in un bilancio: era ciò che desideravo impetuosamente ottenere durante il nostro viaggio di ritorno.

Morivo dalla smania di saperne di più, dalla voglia di conoscere ogni sensazione taciuta e custodita nella sua mente, di sapere quali fossero state le ragioni delle sue scelte, delle sue provocazioni, della sua crescente metamorfosi; ma Diana conquistò fin da subito l'egemonia sugli argomenti da trattare in macchina, immergendosi senza indugio in discorsi riguardanti le pulizie della sua cameretta, i prossimi compleanni dei parenti o i problemi di lavoro. Sembrava provenissimo da una comune vacanza priva di sussulti, oppure da una sagra mangereccia o da un centro commerciale. Dopo 5 minuti di percorso lei era già tornata quella di sempre, con il suo cervello in pieno fervore tra impegni da programmare, faccende da sbrigare, appuntamenti ormai improrogabili e guai familiari.

Paradossalmente non mi sentii del tutto deluso dal suo atteggiamento: al contrario iniziai ad avvertire un'anomala e profonda eccitazione nel pensare che la comune e trascurata ragazza acqua e sapone al mio fianco, che si stava rituffando nei normali impegni di vita quotidiana, era la stessa che fino a pochi minuti prima si mostrava completamente nuda in acqua in mezzo a sei ragazzi che si masturbavano, che si era esibita in un nudo integrale sul lettino di uno stabilimento a pochi centimetri dal bagnino, che aveva passeggiato in topless e perizoma da sola sulla battigia per chilometri, fino a raggiungere i suoi pescatori preferiti, pur di sfoggiare spudoratamente davanti a loro il suo sedere e le sue tettone. Questa sorta di doppia personalità che avvertivo affiorare in lei mi galvanizzava e scatenava in me le fantasie più irruente e passionali.

Ebbi come la sensazione che la sua improvvisa e ritrovata normalità fosse soltanto una tattica, uno strano gioco che mi piaceva, se gioco fosse stato: tornare ad apparire come la seria, umile, sottovalutata Diana, che snobba o nasconde l'argomento più scontato e coinvolgente in quel momento, per rispolverarlo magari nelle giuste occasioni o nei momenti d'intimità... una strategia molto accattivante e suggestiva!

E se invece mi stavo solo illudendo!? In fondo la mia, più che una sensazione era una speranza, non supportata da suoi segnali inequivocabili o da sguardi provocanti. La convinzione e la naturalezza con cui Diana parlava delle sue colleghe, dei panni da lavare o di autovelox poteva significare realmente aver chiuso i battenti di una settimana particolare ma già lasciata alle spalle, a favore di un ricatapultarsi all'indietro verso la routine e le abitudini di sempre, comprese quelle puramente balneari.

La tentazione di incanalare il dialogo verso temi a me più congeniali divenne insistente e difficilmente gestibile, ma temendo di spezzare determinati equilibri, decisi di accontentarmi degli immensi doni ricevuti fino a pochi minuti prima e di sostenere ed alimentare i suoi argomenti, confidando in momenti migliori per soddisfare la mia brama di sapere, di capire, di approfondire tutto ciò che aveva balenato nei suoi pensieri durante la vacanza.

Spinto da un'attrazione atipica, quasi involontaria, mi giravo sovente verso di lei per osservare il suo corpo, apparentemente diverso dal solito, ai miei occhi: eppure per almeno una decina di volte, di ritorno dal mare, l'avevo ricordata con un paio di pantaloncini ed una vecchia t-shirt che copriva il reggiseno di un costume: cosa mi arrapava così tanto di una innocua immagine trita e ritrita? Forse l'idea che sotto quella maglietta sformata si nascondevano due grandi seni stavolta abbronzati, che si erano mostrati liberamente e senza alcuna remora a decine di persone, a ragazzi allupati ed intraprendenti, a pescatori, a padri di famiglia, bagnini, persino a qualche anziano... e quei pantaloncini celavano un sedere che finalmente aveva potuto scoprirsi, sentire il calore del sole e sul quale erano caduti centinaia di sguardi calamitati.

A proposito: pensai che al mio ritorno sarebbe stato urgente ed opportuno dedicarmi ad un rinnovo e soprattutto ad un deciso stravolgimento del "parco bikini" di Diana, nel quale avrebbero dovuto d'ora in avanti prevalere in modo considerevole perizomi: così facendo avrei potuto scoraggiarla a percorrere eventuali passi indietro ed incentivarla a gettare via quegli odiosi mutandoni sfibrati e malconci che l'avevano contraddistinta fin dall'adolescenza su ogni spiaggia. Certo, anche in questo caso dovevo cercare di essere ponderato e di non esagerare nella quantità e nelle dimensioni: questo genere di iniziative da parte mia non era mai stato gradito precedentemente, in quelle rare occasioni in cui le avevo consegnato un pacchetto con dentro un paio di autoreggenti o una chemise trasparente. Mi tornarono alla mente con preoccupazione alcune delle sue sfuriate più categoriche, talmente inesplicabili e mortificanti da rovinarmi intere serate o settimane.

"Lo vuoi capire che sono ridicola con questa roba addosso? Se non ho mai messo piede in un negozio di intimo ci sarà un motivo..."

"Se provi a ripresentarti con un regalo del genere, ti lascio, sei avvertito: io sto bene con le mie tute, i miei calzini ed i miei jeans, tutto ciò che è sexy non mi appartiene e mi imbarazza"

"Accettami come sono perché io non cambierò MAI, né per te, né per chiunque altro: quindi se hai determinate esigenze hai sbagliato persona"

Facile a dirsi all'epoca, difficile da credere ormai, dopo una settimana di inaspettata ma altissima carica erotica. La sua coerenza e risolutezza nel rifiuto della sua femminilità sembravano misteriosamente dissolte. Tale constatazione mi costringeva tuttavia a valutare anche un aspetto nuovo del carattere di Diana: l'imprevedibilità, finora del tutto sconosciuta, mai emersa né minimamente trapelata prima della vacanza. Le sue volontarie e compiaciute esibizioni avrebbero dovuto convincermi che la strada era finalmente in discesa per me e per le mie aspettative e che avevo appena vissuto solo l'inizio di un percorso colmo di libidine e di esperienze trasgressive.

Eppure mi sembrava tutto troppo bello per essere vero, non mi fidavo pienamente delle ovvie considerazioni che si raggiungono dopo aver tirato le somme... no, qualcosa mi diceva che stava per arrivare il momento più difficile: nuovi e complicati ostacoli mi attendevano e dovevo essere abile ed equilibrato nel gestirli e superarli in maniera vincente. Mi sentivo decisamente in apprensione: Diana sembrava avesse già cancellato tutto, dimenticato i suoi topless , ogni sguardo sul suo corpo, ogni erezione provocata, come non fossero mai avvenuti e questa consapevolezza era suffragata dalle solite chiacchiere piatte e banali sulla quotidianità che ero pressoché costretto ad ascoltare da quasi due ore.

Inoltre, il pensiero di dover rientrare ognuno a casa propria e di trascorrere almeno una settimana a distanza obbligata a causa dei reciproci impegni di lavoro innescava in me una cospicua dose di pessimismo. Peccato: se avessimo convissuto oppure se fossimo stati liberi di vederci almeno di sera avrei potuto tenere viva la fiammella, convogliando la memoria ed il dialogo sui temi caldi che mi interessava sviluppare ad ogni costo. Mi venne voglia di chiederle di colpo cosa ne pensasse di andare a convivere, ma il mio innato bisogno di libertà e quel briciolo di coscienza residuo che avvertivo soffocarono sul nascere la mia folle ed azzardata pianificazione.

La totale assenza di fremiti e di civetteria ci condusse fino a sera, affiancata da una crescente stanchezza reciproca che scoraggiò qualunque iniziativa da parte mia: dopo aver portato i bagagli di Diana nella sua camera mi fermai solo per pochi minuti per un rapido resoconto geografico della vacanza con i suoi genitori: mi accompagnò poi alla porta e ci congedammo sorridenti e sereni, come sempre, ahimè...
Francamente mi sarei aspettato qualcosina di più pruriginoso, quanto meno per tener viva l'attesa per il prossimo racconto che avverrà, aimè, fra 2 gg (viste le medie dell'ultimo periodo...)!
 

selpot

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Francamente mi sarei aspettato qualcosina di più pruriginoso, quanto meno per tener viva l'attesa per il prossimo racconto che avverrà, aimè, fra 2 gg (viste le medie dell'ultimo periodo...)!
... e io altrettanto francamente mi aspettavo qualche commento come il tuo!! Lo rispetto, per carità, siamo in democrazia, ma come ho precisato qualche giorno fa, il racconto è vero ed autentico, quindi ci saranno capitoli ancora meno pruriginosi dell'ultimo. Il mio obiettivo non è solo quello di farvi eccitare, ma di farvi conoscere anche il lato "cerebrale" della storia. Voglio continuare a rimanere fedele ai fatti, anche a costo di perdere o deludere qualche lettore. Giorni fa uno di voi mi ha scritto in privato complimentandosi perché il mio racconto aveva superato le 50.000 visualizzazioni... non sapevo di cosa stessa parlando e come facesse a vedere un dato del genere, poi me lo ha spiegato... tanto per farti capire che la "fama e l'audience" su questo sito non mi interessano, in tutta sincerità. Preferisco che a leggermi siano pochi ma buoni. Quindi, per evitare di far perdere tempo a te ed a tanti che possono pensarla legittimamente al tuo stesso modo, vi consiglio serenamente di dedicarvi a racconti di dubbia autenticità pieni di sesso, kamasutra ed esperienze estreme, che rispondano alle vostre esigenze. Nei miei non troverete mai nulla di tutto questo... ad esempio il nudo integrale in acqua davanti ai ragazzi che si masturbavano è stato un picco che raramente si è ripetuto in 15 anni, quindi se vi aspettate evoluzioni particolari o estreme vi devo deludere fin da subito. Anche le medie di pubblicazione probabilmente si allungheranno man mano che si tornerà ad una vita normale...
 

massimoran

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Da un lato c’è la voglia di sapere le sensazioni che ha provato mostrandosi nuda a tutta quella gente, e dall’altro la paura di scatenare una reazione che potrebbe rompere la quiete di quel momento. Non a curiosità: ti sei mai masturbato ripensando a quei momenti?
 

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